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Noto, tutto esaurito per la commedia di Pirandello

Tutto esaurito ieri sera al Teatro “Tina Di Lorenzo” per il nuovo appuntamento con la stagione classica che ha proposto l’opera di Luigi Pirandello “L’uomo, la bestia e la virtù”, scritta nel 1919 e tratta dalla novella “Richiamo all’obbligo”. Il perfetto gioco delle maschere pirandelliane propone una storia inusuale per lo scrittore agrigentino che fece discutere già dalla prima rappresentazione teatrale a Milano, al Teatro Olimpia, nello stesso 1919. L’uomo, il docile insegnante Paolino, la bestia, il capitano Perella reo di non “curarsi” della moglie, che ha la maschera, invece, della virtù. Lo sviluppo della storia, però, mostrerà allo spettatore ciò che si cela dietro queste definizioni; dietro queste maschere ci sono volti terreni di debolezze e cattiverie, di perbenismo e finzione molto più di quello che il testo ci dice all’apparenza. Il tutto in un contesto in cui non manca la farsa e il riso, a volte amaro, che gli spettatori hanno premiato alla fine con un lungo applauso grazie alla produzione dell’Associazione Culturale ABC e la sapiente regia di Antonello Capodici. Dieci attori sul palco del “Tina Di Lorenzo” con in testa Enrico Guarneri, abitué del Teatro netino, un professore Paolino decisamente efficace nella sua doppia veste di innamorato-carnefice della bella signora Perella, interpretata da Emanuela Muni, Ivano Falco (capitano Perrella), Rosario Minardi (dottor Pulejo), Pietro Barbaro (il farmacista), Rossana Bonafede ( Rosaria ), Rosario Marco Amato (il marinaio), Vincenzo Volo (Belli), Nadia De Luca ( Grazia), e il piccolo Manuel Sciacca (Nonò). La prima parte della storia si svolge a casa del professore Paolino scapolo innamorato della “abbandonata” e pudica signora Perella di cui riceve la visita, accompagnata dall’unico figlio Nonò suo studente, durante una lezione, con la notizia della gravidanza di cui il prof è responsabile. Il marito, capitano della Segesta, è sempre in mare o nell’altra famiglia di Napoli, dove si narra abbia quattro figli, ma soprattutto, restando una sola notte era uso litigare con la moglie e dormire da solo. Si intuisce che la tragedia è lo scandalo di una gravidanza “impossibile” nella coppia legittima Perella, occorre una soluzione e l’unica possibile è indurre “la bestia” a giacere almeno una volta con la moglie, ma come? Paolino cerca aiuto in un amico medico, divertentissimo il dialogo tra i due, nell’ultima parte del primo atto. Formulata la strategia, con la compiacenza di un farmacista, Paolino va a cena la sera a casa Perella portando in dono un dolce “miracoloso” e dopo aver convinto l’amata a presentarsi al marito con una mise provocante a cena si scatena la solita lite furibonda che non prevede nulla di buono. Ma il capitano mangia la torta e il professore lascia casa Perella con il cuore colmo di speranza  e la promessa che se tutto fosse andato a buon fine sul davanzale la mattina successiva avrebbe dovuto vedere un vaso di fiori. Tutto il pubblico attende l’indomani quando il professore, che tutta la notte è rimasto in attesa del segnale si ripresenta dai Perella scoprendo, tra la felicità di una vergogna per la sua amata solo sfiorata e la consapevolezza di averla lasciata tra le braccia del marito “bestia”, che la notte è stata sin troppo proficua chiudendo la scena a giocare con il piccolo Nonò. E il “vissero tutti felici e contenti” delle fiabe ma con un forte e amaro retrogusto.
 Emanuela Volcan

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