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Da sinistra, Francesco Garofalo e Angelo Sgerrazzo.

Priolo, omicidio 90enne: i due indagati si accusano a vicenda

Il gip del tribunale di Siracusa, Michele Consiglio, ha convalidato l’arresto dei due priolesi, accusati di avere ucciso Sebastiano Liottasio, il 93enne pensionato priolese, nel fallito tentativo di furto consumato nella notte tra domenica e lunedì scorsi, nell’abitazione della vittima. Il giudice per le indagini preliminari ha accolto appieno l’istanza del sostituto procuratore Margherita Brianese, che ha coordinato le indagini relative all’uccisione dell’anziano. Il gip ha anche disposto la conferma della misura cautelare in carcere a carico del trentaseienne Francesco Garofalo, assistito dall’avvocato Domenico Mignosa, e del quarantaduenne Angelo Sferrazzo, che ha affidato la propria difesa all’avvocato Antonio Zizzi.

Nel corso dell’udienza di ieri mattina, i due hanno reso la propria versione dei fatti, che sostanzialmente diverge l’una dall’altra con uno scambio di responsabilità rispetto all’aggressione della vittima. In particolare, Garofalo ha riferito che entrambi siano entrati all’interno dell’abitazione di via Gargallo per consumare un furto. Quando hanno notato che in quella casa ci fossero ben pochi oggetti di valore da accaparrarsi, avrebbe suggerito a Sferrazzo di andare via.  Vedendo, però, che l’amico non usciva, sarebbe rientrato in casa dove ha notato Sferrazzo sopraffare la vittima distesa per terra durante una colluttazione. Ha anche specificato che, durante la fuga, l’uomo era ancora vivo e non pensavano che potesse poi morire. Garofalo ha anche riferito di essersi attardato a parlare con tre amici subito dopo il mancato colpo a poca distanza dall’abitazione.

Di segno opposto la versione dei fatti resa da Angelo Sferrazzo, il quale ha riferito al giudice di non essersi mai introdotto in casa perché aveva il compito di fare da palo seduto sulla panchina davanti alla casa della vittima. Per avvalorare questa tesi ha fatto riferimento alle immagini della videosorveglianza, attraverso le quali i due sono stati individuati dai poliziotti.

Per dirimere ogni dubbio sulla corretta ricostruzione della dinamica dell’aggressione, l’avvocato Mignosa ha preannunciato un’integrazione probatoria, costituita dalla produzione delle immagini tratte dalle telecamere della videosorveglianza e l’esame delle tre persone con le quali il suo assistito si sarebbe attardato quella notte.

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