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Siracusa. Consiglio comunale sciolto, Vinciullo: “Un errore commesso dall’assessorato Enti Locali”.

La premessa conferma che i consiglieri comunali hanno una funzione vitale per la democrazia e rappresentano l’intera comunità, esercitando la loro funzione senza vincolo di mandato. Ogni tentativo di contrasto alla sua funzione, diventa un reato contro la democrazia compiuta. Il Consiglio comunale rappresenta ogni singolo cittadino.

Si tenta da sempre di sminuire la funzione dei rappresentati di base, eletti dal popolo in linea diretta.

Per la questione insorta sullo scioglimento del civico consesso della Città di Siracusa, si apre finalmente la strada verso il necessario chiarimento politico, prima ancora che delle norme di legge. Una norma quella della Sicilia che stride con i principi della democrazia. La rappresentanza dei cittadini di Siracusa, è, di fatto, sospesa.

Ora si attende da un giorno all’altro che il Tar di Catania possa sciogliere la riserva sul ricorso proposto da diciassette ex consiglieri comunali a seguito dello scioglimento dell’organismo elettivo di palazzo del Vermexio, avvenuto un anno fa. Nel frattempo si discute sulla corretta interpretazione delle norme legate proprio alla decadenza del consiglio comunale. Norme che risalgono alla legislatura passata e che vedono tra i protagonisti, l’ex presidente della commissione Bilancio dell’Ars, Enzo Vinciullo, accusato a più riprese di essere stato l’autore di quella modifica alla normativa che, di fatto, salva i sindaci e manda a casa i consiglieri in presenza di un atto che boccia il conto consuntivo di un ente pubblico locale.

“Dei mentecatti – dichiara l’ex deputato all’Ars Enzo Vinciullo – dal punto di vista legislativo, diedero vita a un falso aggiungendo alla legge il mio cognome. Se avessero studiato un po’ di più avrebbero evitato di incorrere in questa gaffe terribile anche perché sono a me noti coloro i quali hanno distribuito le fotocopie farlocche. Il testo legislativo è privo del relatore, unica volta della storia dell’Ars, perché io in qualità della presidente della commissione bilancio mi opposi all’approvazione dell’emendamento fuori sacco, che non fu portato da Crocettta, come qualcuno continua a dire ma dal presidente dell’Ars, su suggerimento dei sindaci anche della provincia di Siracusa”.

“L’emendamento – continua Vinciullo – non abrogava la norma prevista da una legge del 1963 che continuava a essere in vigore e continua ancora oggi ad esserlo. Mi sembrava impossibile dal punto di vista legislativo recepire una norma in violazione della legge regionale numero 16 del 15 marzo 1963. Non sono in grado ancora, ovviamente, di anticipare le decisioni del tribunale amministrativo regionale ma se l’ordinanza emessa dal Tar di Catania, la numero 669 del 2020, abbia in maniera magistrale anticipato quella che dovrà essere la sentenza anche per il comune di Siracusa, laddove ha riconosciuto che la Regione continua ad avere potestà esclusa sugli enti locali e, di conseguenza, la legge nazionale non può applicarsi a quella regionale senza che vi sia stato un recepimento della norma statale che equipara il bilancio di previsione con quello consuntivo. Ed era questo il motivo per il quale la commissione bilancio non volle approvare quest’emendamento che poi, con un’inopportuna forzatura, fu proposto in aula. Del resto lo stesso Tar di Catania richiama tutti sulla necessità di tenere in considerazione il decreto legislativo 118 del 2011 in tema di disavanzo di gestione, cosa che non mi pare sia avvenuta con la dovuta attenzione da parte della giunta che ha proposto il conto consuntivo al consiglio comunale”. 

“Personalmente – dice ancora Vinciullo – continuo a ritenere che il provvedimento dell’assessorato agli Enti locali, guidato allora dall’on. Bernadette Grasso, che fu una delle paladine di quella modifica, è evidentemente illegittimo in quanto non si poteva sciogliere il consiglio comunale, applicandosi ancora la legge 16 del 1963. Peraltro, non è previsto nel Lorel, l’ordinamento amministrativo degli enti locali della Regione Siciliana. Nel caso siracusano, ad esempio, la Regione si doveva limitare a nominare un commissario ad acta per l’approvazione del bilancio consuntivo”.

“Quel bilancio consuntivo sotto accusa era così errato che nemmeno i consiglieri comunali della maggioranza, quindi che sostengono il sindaco, se la sono sentita di approvarla, anzi votarono in maniera contraria: Ora guardo con grande fiducia alla decisione che il Tar di Catania vorrà assumere. Non dobbiamo dimenticare, comunque, che su questa intricata vicenda pendono due ricorsi, uno presentato al Tar e l’altro al presidente della Regione siciliana. Qualora il Tar non dovesse accogliere il ricorso dei diciassette ex consiglieri comunali, sarà inevitabile il ricorso al Cga, consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana, che sarebbe chiamato a dare l’estremo giudizio. Mi auguro che già entro il mese in corso il consiglio comunale possa reinsediarsi e proprio perché è stata inutilmente mortificata la città di Siracusa”.

“La cosa grave – Vinciullo – è che nemmeno i deputati regionali nel loro insieme e gli assessori della giunta Musumeci, cui fa riferimento numerosi consiglieri comunali siracusani, abbiano sentito il dovere morale ancor prima che politico di difendere un’istituzione sacra qual è il consiglio comunale da un evidente errore commesso da parte dell’assessorato regionale agli Enti Locali”.

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