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Siracusa, lavori al tribunale: l’amministrazione prende le distanze

Presa di distanza e netta condanna da parte del responsabile unico del provvedimento e del direttore dei lavori, Giuseppe Di Guardo e Nunzio Marino, sul presunto caso di illecito smaltimento di materiale del cantiere del palazzo di giustizia, dove si sta realizzando un impianto fotovoltaico, che è una delle tre azioni del progetto “Siracusa SmaRt”, finanziato dal ministero dello Sviluppo economico nell’ambito del POI energia (Programma operativo interregionale energie rinnovabili e risparmio energetico),

“Se sarà accertato un comportamento scorretto – afferma l’assessore all’Innovazione e alla modernizzazione, Valeria Troia – è giusto che sia sanzionato con la dovuta severità e che l’Amministrazione adotti i provvedimenti opportuni. Da parte dei due tecnici non c’è mai stata alcuna autorizzazione, né verbale né formale, al trasporto e al conferimento in discarica dei materiali di risulta provenienti dagli scavi per l’esecuzione dell’opera. Invece hanno disposto, sin dall’inizio dei lavori, lo stoccaggio all’interno dell’area di cantiere dei materiali e la loro caratterizzazione per tipologia e provenienza”.

La gestione e lo smaltimento dei materiali di risulta dei cantieri in cui si realizzano opere pubbliche sono attività di competenza esclusiva delle imprese incaricate, previa comunicazione alla stazione appaltante, in questo il Comune, di tutti i dati relativi ai siti di conferimento e ai soggetti incaricati del trasporto. Il controllo e la vigilanza da parte dell’Amministrazione sull’esecuzione dell’appalto riguarda la verifica di tali dati e la corretta realizzazione dell’opera, il rispetto delle norme di sicurezza nel cantiere e di quelle, pubblicistiche e privatistiche, che regolano i rapporti tra i due soggetti.

“Tale controllo – prosegue l’assessore Troia – non può pertanto estendersi ad ogni condotta posta in essere dall’appaltatore, per di più se commessa al di fuori dell’area di cantiere, per il solo fatto di essere astrattamente riconducibile all’appalto in corso”.

Intanto, per ridurre i disagi di magistrati, avvocati, personale giudiziario e utenti e per rispettare i tempi di consegna, è stato deciso che i lavori, quando si rende necessario, siano eseguiti anche di notte, modalità di intervento concordate nel corso degli incontri avuti con il presidente del Tribunale, Antonio Maiorana, e con il procuratore capo, Francesco Paolo Giordano. Le opere dovranno concludersi entro il 15 dicembre, scadenza imposta dai tempi del Programma operativo regionale 2007-2013 per non perdere il finanziamento europeo.

“Purtroppo – spiega il sindaco, Giancarlo Garozzo – i tempi di questa non semplice procedura non sono stati dettati dal Comune, tenuto conto che i decreti di concessione dei contributi a fondo perduto risalgono al 29 dicembre dello scorso anno. È stata una  vera corsa considerati i tempi tenici necessari. Già il 15 gennaio il bando di gara era stato pubblicato con scadenza 13 marzo. I lavori sono iniziati il 28 settembre ma in mezzo ci sono state ben 13 riunioni della commissione giudicatrice e la presentazione del progetto definitivo da parte della ditta vincitrice”.

I lavori sono eseguiti dalla Enertronica spa di Frosinone, che aveva presentato un ribasso di poco superiore al 20 per cento rispetto ai 2 milioni 402mila 500 euro della base d’asta. L’opera costerà 1 milione 918mila 203 euro. L’energia prodotta dall’impianto sarà di 1.230 megawatt l’anno e sarà venduta, in una prima fase, a Enel; l’introito per il Comune è stimato tra 50 e 60 mila euro ma sono in fase di studio soluzioni più remunerative.

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