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Vermexio, il Pd e la politica tra grida e sussurra, luci e ombre…

Si susseguono a pieno ritmo gli attacchi, i silenzi e le divisioni all’interno e all’esterno del Pd siracusano. La confusione è ormai totale, più rilevante, in quanto il momento politico appare incandescente ma nascosto dalle tattiche di gruppo. Le parole così sono giudicate inutili quasi in maniera unitaria, ma nello stesso tempo poco efficace è il dialogo non all’altezza della situazione creatasi, e lo stesso vale per gli interventi degli altri leader di partiti e movimenti all’opposizione, mentre appare, più interessato “ai fatti” del Vermexio, anziché alla politica, il gruppo-partito capitanato da Gianluca Scrofani, forte della posizione di forza che mantiene la maggioranza al consiglio comunale.

Si parla a vanvera e si cercano consensi sfruttando la polemica. Ma dall’intero del Pd siracusano, ogni intervento riesce solo ad accentuare il senso di un partito diviso, morto e politicamente spento, mentre la comunicazione del Pd appare inefficace, più che una prova di un dialogo costruttivo, con il consenso di certa stampa “amicona” e ben ringraziata.

Non è di sicuro la mancanza di quantità di uomini pronti a sparlare, ma d’idee da metter in campo. Pochi i commenti qualificati, mentre le polemiche sono vilmente indirette, come a voler inviare messaggi cifrati che poi alla fine sono quasi tutti indirizzati agli interessi collegati all’attività del Vermexio, come nell’ultimo caso registrato su parcheggi e le strisce blu da affidare ai privati, anche di fronte a promesse e giuramenti in favore della gestione pubblica.

Alla base c’è un problema grave e irrisolto nello squilibrio nelle informazioni alla stampa, che arrivano in maniera distolta, dove sono spesso dichiarazioni esaltanti, enfatizzate per demonizzare l’argomento che interessa a qualcuno o a più di uno. Spesso surreali e scomposte degli esponenti dello stesso partito democratico, che tentano di screditare tutto il Pd e sono comunemente giudicati pilotati dagli addetti ai lavori. Insiste, la mancanza di chiarezza d’idee politiche da metter in campo dei dirigenti dello stesso Pd, dove domina il peso delle divisioni d’interessi d’affari più che di quelli politici, ormai quasi generazionali, dove non è possibile che il motivo profondo di questo “disturbo del linguaggio” comunicativo sia invece “un’altra cosa”. Tutto è legato alla prima forma di partito che il Pd si è dato fin dalle amministrative, dove i risvolti annunciati sono tuttora negativi, fallimentari, sia nella leadership legittimata dal voto democratico dei militanti, sia sulla dialettica interna, come valore culturale. Ma rimane solo un’ipotesi e nulla più.

La formula sociologica del partito-associazione ci porta al rimpianto delle variegate ideologie della Dc, del Pci e di tutti i partiti dell’Arco costituzionale del passato che abbiamo voluto a forza dimenticare in onore alla globalizzazione selvaggia. Idee moderne, ma fondate su una visione del mondo neutralizzante e non invece centralizzante della figura dell’uomo perché essere umano e non strumento per produrre voti, consensi per comporre “affari” per gli interessi di pochi in dispregio alla democrazia e alla libertà di tutto popolo sovrano. Il fine non giustifica sempre i mezzi utilizzati.

Concetto Alota

 

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