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Aree protette trasformate in camping e parchi acquatici

Nelle principali aree protette siracusane (Cavagrande del Cassibile, Pantalica/Valle dell’Anapo/torrente Cavagrande, Cava Carosello) sono state fruite senza il rispetto di alcuna regola, come fossero una sorta di parco acquatico o di camping gratuito, in barba a tutti i divieti e ai controlli del Corpo Forestale. La denuncia è di Natura Sicula che ha fornito un dossier fotografico all’assessorato regionale all’Ambiente.

Tutto ciò – spiega Fabio Morreale, in zona A, quella maggiormente protetta. Qui ogni ingresso è introdotto da un cartello della ex Azienda forestale, ente gestore, che recita il regolamento di fruizione.

Nel periodo giugno/settembre in aree protette sono state montate tende da campeggio a pochi metri dall’ingresso Fusco (Valle dell’Anapo) e alla Grotta del Salnitro (Valle del Calcinara). Qui il popolo di campeggiatori abusivi, taluni in compagnia del loro cane, era frequentemente impegnato a pescare, fare legna, accendere fuochi, arrostire, cucinare, lavarsi nel fiume usando bagnoschiuma e shampoo, sgrassare le stoviglie con detergenti, creare aree destinate ai bisogni fisiologici. Due grandi spirali, tracciate in pietra sul pavimento della grotta e realizzate abusivamente cinque anni fa per creare un’atmosfera mistica a vantaggio di qualche discutibile santone, non indignano a sufficienza. Nessuno incaricato a smontarle. Le alte pareti della valle del Calcinara, attrezzate con anelli, corde, discensori e mollettoni, sono state animate da chi praticava abusivamente l’arrampicata. Accanto al torrente, un tavolino abusivo per rilasciare informazioni a pagamento e raccogliere offerte “per Pantalica”. Alla Grotta dei Pipistrelli, hanno segato alcune barre del cancello per entrare fino alla zona più profonda, disturbando la straordinaria colonia di chirotteri che vi abita. Alla riserva naturale “Cavagrande del Cassibile”, ove da luglio 2014 c’è il divieto di accesso ai noti “Laghetti d’Avola”, le cose non vanno meglio. Anzi. Il divieto è stato ignorato sotto gli occhi di tutti. Ai laghetti è sceso un popolo di bagnanti. Una pressione antropica mai registrata, superiore a quella di qualsiasi scogliera siracusana. Ormai gira voce che si può scavalcare il cancello (adesso non c’è più neanche il catenaccio), tanto nessuno vigila e fa le multe. Ai laghetti di Fosso Calcagno, ove la fruizione è consentita, un festoso popolo di campeggiatori. Nello stesso momento abbiamo contato anche una decina di tende, come fosse un accampamento di selvaggi. Anche qui c’era chi spezzava rami (compreso il Platano orientale, specie protetta) per fare legna, chi accudiva il fuoco per cucinare, chi pescava per se, gli amici e i cani accompagnatori, chi destinava a latrina alcuni angoli nascosti. La sera ovviamente canti e balli attorno al falò, e a notte fonda alcool e spinelli. A pelo d’acqua, un velo d’olio e schiuma per l’uso di creme, saponi e detergenti. Riguardo al pascolo, a Cavagrande il divieto è scritto solo sulla carta: le capre attraversano tutti i giorni la valle, dall’altopiano al fiume, lasciando traccia del loro passaggio in ogni dove. All’ingresso di contrada Carrubbella il cancello è sempre aperto, senza catenaccio, consentendo a chicchessia (visitatori, pastori) di entrare in zona A col proprio mezzo. Sicuri che i controlli sono assai improbabili. Al demanio forestale di Cava Carosello, per arrivare al laghetto di S. Calogero, non occorre più percorrere a piedi chilometri di sentiero. Da alcuni cancelli sono scomparsi i catenacci, quindi è possibile continuare in moto o in auto, e arrivare comodamente al laghetto. Segnalazioni all’Azienda forestale e al Corpo Forestale non sono valse a nulla. La situazione è nota tanto ai visitatori quanto a chi ha il compito della gestione e della vigilanza: perdura da almeno quattro anni. Tutto questo, manco a dirlo, avviene sotto gli occhi di tutti e, cosa ancor più grave, sta diventando consuetudine. “Siccome la situazione è diventata inaccettabile – dice Morreale – chiediamo a tutti gli uffici del Corpo Forestale della Regione Siciliana, da quelli regionali ai distaccamenti locali, ciascuno per le proprie competenze, di intervenire fermamente perché le violazioni al regolamento non diventino una regola. Perché non si ripetano più le incresciose infrazioni dei mesi scorsi e si ridia dignità ad aree protette uniche al mondo che abbiamo l’obbligo di conservare dall’unica specie capace di distruggerle, l’uomo. E perché l’immagine del Corpo Forestale regionale non venga leso da chi approfitta di queste occasioni per poter dire che chi ha il compito della vigilanza lo fa alla Rugantino, canticchiando “Voja de lavora’ sarteme addosso, ma famme lavora’ meno che posso”.

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