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Da sinistra,il comandante dei carabinieri Luigi Grasso,il procuratore capo Francesco Giordano, l'aggiunto Fabio Scavone

Caso Eligia, il procuratore Giordano: “Ancora tanto da lavorare”

Sul caso di Eligia Ardita si è al cospetto di una soluzione anche se c’è molto ancora da lavorare. Così si è espresso questa mattina il procuratore Francesco Giordano. All’indomani del fermo di Christian Leonardi, l’uomo che ha confessato di avere ucciso la moglie Eligia Adita al culmine di un litigio, avvenuto la sera del 19 gennaio scorso nel loro appartamento di via Calatabiano, il procuratore  tira le file della complessa indagine e allo stesso tempo esorta tutti a mantenere la prudenza. Lo fa in occasione dell’incontro di ieri con la stampa alla caserma dei carabinieri di Siracusa, dove a fare gli onori di casa è stato il comandante Luigi Grasso, il quale ha avuto parole di elogio per gli uomini del nucleo investigativo e per quelli del Ris di Messina, e di conforto per i familiari della vittima.

“Dobbiamo attendere adesso l’esito delle indagini scientifiche – dice il procuratore – a cominciare dall’esame istologico, quello sui reperti biologici, l’esito degli accertamenti sui reperti rilevati dagli esperti del Ris di Messina sulla scena del crimine, l’analisi delle intercettazioni telefoniche”. Il procuratore Giordano ha difeso l’operato del suo ufficio ripercorrendo l’intera indagine sin dal suo nascere. “La complessità del caso – dice – è stata dovuta alla coesistenza di diverse ipotesi di accusa. All’inizio si era adombrata l’ipotesi di una responsabilità per colpa medica, per cui ci siamo trovati di fronte all’esigenza di esplorare questa ipotesi. La presenza contestuale delle ipotesi legate, l’una all’evento preterintenzionale o volontario e l’altra a quello colposo, comportava una debolezza delle stesse ipotesi. In secondo luogo c’è stata una svolta quando abbiamo ottenuto dal Gip l’archiviazione della posizione dei sanitari che è avvenuto addirittura alla fine del mese di luglio. Da quel momento, l’ipotesi residuale era una sola e quindi tutti gli sforzi si sono concentrati su questa situazione che abbiamo poi portato a compimento con il risultato che è davanti agli occhi di tutti”.

Sotto l’aspetto dell’intervento del reparto investigazioni scientifiche di Messina, è stato chiarito che non sono state rilevate macchie di sangue nell’appartamento di Eligia ma chiari segni di una colluttazione. Elementi che sono stati determinanti a convincere Christian Leonardi a fare un passo indietro e a recarsi sabato mattina presso il comando provinciale dei carabinieri per rendere la propria confessione.

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