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Cronaca. Siracusa, Omicidio Zappula: le dichiarazioni dei testimoni discolpano gli imputati Fiorino e Mazzarella

Nel processo che si svolge a Catania, imputati Vito Fiorino e Pasqualino Mazzarella, viene fuori che sono molto più alti della persona descritta dai tre testimoni presenti all’omicidio di Gaetano Zappulla. I testimoni a caldo e di primo acchito sostengono di non avere visto alcun “palo” ad attendere il killer in sella al motorino, appena fuori dal locale; e questo succede nell’immediatezza del delitto durante le primissime indagini dagli uomini della Squadra mobile di Siracusa. Secondo il loro racconto fatto agli investigatori, a sparare sarebbe stato un uomo alto circa un metro e 70. Tesi confermata da uno degli avventori che è alto 1,68; a suo dire aveva notato che il sicario aveva più o meno la sua stessa altezza. Anche il medico legale, ha stabilito che la traiettoria dei colpi con cui Zappulla è stato attinto con tre proiettili all’ascella, all’addome e alla nuca, sia stata orizzontale. Perizia del medico legale che, sulla scorta delle ferite della vittima, ha definito che l’altezza del killer è identica a quella della vittima, quindi, ben al di sotto del metro ed ottanta centimetri, considerando che la vittima era alta un metro e settanta centimetri, il legale difensore di Fiorino e Mazzarella deduce che l’altezza del killer sia la medesima.

A questo punto occorre necessariamente, ai fini processuali, scoprire gli elementi caratterizzanti reali, altrimenti inaccessibili senza le dichiarazioni rese da chi ne abbia fatto realmente parte, quindi presente al fatto; ma arriva un’altra verità sostenuta da più persone. Ben quattro testimoni oculari nell’omicidio di Gaetano Zappulla, avvenuto il 3 settembre 2002, smentiscono le accuse contro Pasqualino Mazzarella e Vito Fiorino, finiti sotto processo. Nei loro confronti il Pm Alessandro La Rosa ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione ciascuno. L’arringa chiara e semplice dell’avvocato Antonio Lo Iacono, difensore dei due imputati, ha poggiato la tesi difensiva sulla testimonianza del titolare dell’esercizio pubblico e di 3 clienti, presenti all’interno del bar in cui è piombato un sicario che ha sparato a raffica dei colpi di arma da fuoco letali per Zappulla.

Nella giurisprudenza corrente, la valutazione della prova deve essere sempre presa in considerazione nell’ambito delle indagini preliminari e soprattutto se insistono gravi indizi di colpevolezza. Nel passato la Cassazione ha concretizzato una sorta di compromesso, riconoscendo alla dichiarazione accusatoria la natura di “elemento di prova”, richiedendo, però, “elementi che ne confermino l’attendibilità”, escludendo “che le dichiarazioni del chiamante in correità potessero qualificarsi ex lege come elementi inutilizzabili”.

Il legale difensore ha fatto notare al Gup del tribunale di Catania, Simona Ragazzi, le contraddizioni del racconto dei pentiti, principalmente per quanto riguarda l’altezza dell’uomo che, con il volto nascosto da casco integrale da motociclista, è piombato all’interno del locale per freddare Zappulla.

In considerazione della tesi sostenuta dall’avvocato difensore dei due imputati, il Gup ha chiesto alla difesa di produrre la fotocopia della carta d’identità dei due imputati, Mazzarella e Fiorino, fissando per il prossimo 18 gennaio 2021 l’ultima udienza del processo nella quale è prevista la replica da parte del PM, per poi ritirarsi in camera di consiglio per emettere il verdetto.

Concetto Alota

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