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Direzione Nazionale Antimafia: i clan colpiti dalla crisi si stanno riorganizzando

L’allarme è stato lanciato più volte dalla Direzione Nazionale Antimafia. I clan colpiti dalla crisi si stanno riorganizzando. Anche a Siracusa così come nel resto della Sicilia la crisi economica ha colpito anche i clan malavitosi. I guadagni si sono affievoliti e costringono i reggenti rimasti in campo a tagliare i costi. Gli stipendi destinati alle famiglie dei carcerati hanno subìto una riduzione del 50% e a volte il pagamento non arriva o ritarda di mesi. Il colpo di grazia è arrivato con i copiosi sequestri di droga e gli arresti dei tanti “lavoranti” che negli ultimi ventiquattro mesi hanno raggiunto cifre milionarie e interessanti per i bilanci dei gruppi malavitosi, decimando nel frattempo gli uomini in campo che operano nell’intera provincia di Siracusa. Di contro è ripresa copiosa l’attività delle estorsioni secondo i carabinieri, la polizia e la guardia di finanza, l’attività di contrasto è destinata a rafforzarsi con l’impiego di uomini e mezzi. E non sono mancati spinti dalla fame i casi di pentitismo. Diversi “gregari” di livello minore, detenuti per associazione mafiosa, hanno deciso di collaborare con la Giustizia perché abbandonati al loro destino dal gruppo d’appartenenza insieme alle rispettive famiglie.

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I clan mafiosi nella generalità sono stati costretti a modificare al ribasso i piani d’investimento delle loro attività. Le difficoltà a mantenere i carcerati a lunghe detenzioni e i familiari sono la vera piaga che costringe a nuove strategie con la parvenza della legalità. Alla vecchia attività delle estorsioni, del traffico della droga, del controllo del gioco d’azzardo e della prostituzione, si è parallelamente affiancata l’attività commerciale dei laboratori per la panificazione, di bar, paninerie, macellerie, oltre al rafforzamento del controllo nella filiera per la commercializzazione dell’ortofrutta; ma soprattutto nell’infiltrazione attraverso imprese create ad hoc nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione in un connubio equilibrato con la politica per il controllo degli appalti, specie nel campo dei rifiuti e nelle opere pubbliche necessarie, come ospedali, strade, ponti, la gestione di servizi comunali in concessione, dei centri di accoglienza per migranti e tanto altro ancora. Ma il comparto dove si è fatta più copiosa la mano delle mafie è il gioco d’azzardo. Sale attrezzate per il gioco a tappeto e nell’ottanta per cento dei bar; il tutto sotto il controllo dei clan attraverso prestanome.

È questo un quadro emerso dalle intercettazioni telefoniche e ambientali all’interno di alcune inchieste portate avanti dalla Direzione Distrettuale Antimafia e che raffigurano uno scenario inedito sui vari fronti mafiosi dove i clan restano nella perenne difficoltà economica. I territori siciliani orientali più colpiti dalla crisi nei confronti delle famiglie mafiose sono Messina, Siracusa e Ragusa, mentre mantiene saldamente il proprio trend Catania. E se in Sicilia “cosa nostra” è in affanno, la ‘ndrangheta calabrese si conferma come l’organizzazione malavitosa più attiva e pericolosa, impegnata in tutte le attività principe malavitose e soprattutto negli appalti pubblici in tutt’Italia, specie nelle regioni più ricche, come L’Emilia Romagna e la Lombardia, dove le ‘ndrine in Calabria sono in affari con imprenditori di livello internazionale e di primo piano per l’economia italiana.

La Direzione Nazionale Antimafia, inoltre, ha lanciato l’allarme di attività mafiose in ascesa su alcune regioni ricche nel nord dell’Italia, così come nel Meridione, dove “si rileva l’interesse dei sodalizi siciliani e calabrese a espandere i propri interessi, con un piano scientificamente studiato dove sono coinvolti sempre di più esponenti della politica a più livelli e in uno scenario corruttivo rivolto all’acquisizione di un numero indefinito di commesse e appalti in cambio di denaro e appoggi elettorali”.

Concetto Alota

                                                                                                  

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