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Droga ed estorsioni: il tribunale condanna Angelo Monaco

Angelo Monaco, storico esponente del clan Trigila, è stato condannato a 13 anni e 4 mesi di reclusione. La sentenza è stata emessa dal tribunale penale (presidente Giuseppina Storaci; a latere, Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri), a conclusione della camera di consiglio al processo scaturito dall’operazione antimafia denominata “Vecchia maniera”. Pur escludendo per tutti gli imputati l’aggravante dell’associazione, il tribunale è andato oltre la richiesta avanzata dal pubblico ministero Alessandrlo Sorrentino, che aveva invocato 12 anni di reclusione per Monaco. Il tribunale ha condannato la moglie di Monaco, Elisabetta Di Mari, alla pena di 6 anni di reclusione (uno in meno rispetto alla richiesta del pm). 8 anni e 9 mesi sono stati inflitti ad Antonio Rubbino, 4 anni, invece, a Giuseppe Lao, tanti quanti richiesti dalla pubblica accusa.

Contrariamente alla richiesta di condanna a 4 anni avanzata dal pubblico ministero, il tribunale ha assolto Nunziatina Bianca, moglie del boss di Noto. In questo caso è passata la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Antonino Campisi il quale, nella memoria difensiva, tra le altre cose, ha sostenuto l’estraneità della sua assistita ai fatti inerenti all’estorsione ai danni di un’azienda agricola di Rosolini. 

L’operazione è scattata all’inizio di febbraio del 2019 ed è stata portata a termine dai poliziotti della squadra mobile di Siracusa. Le indagini hanno fatto luce sulle attività illecite del gruppo capeggiato da Angelo Monaco. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Monaco, affiancato dalla moglie, avrebbe promosso e diretto un traffico di sostanze stupefacenti da immettere nel mercato locale. Monaco doveva rispondere anche del tentativo di estorsione, aggravato dall’utilizzo del metodo mafioso, ai danni dell’impresa Tosa Appalti srl, che ha eseguito i lavori per lo svincolo autostradale di Noto sull’autostrada Siracusa-Gela. L’indagine ha tratto spunto da alcune visite in cantiere effettuate da Monaco, che facevano presagire l’avanzamento di future richieste estorsive. Nella notte tra il 20 e il 20 maggio 2017, un gruppo armato composto da Monaco, Rubbino e Lao, si sarebbe recato nelle aree di cantiere e sparava diciassette colpi di arma da fuoco all’indirizzo dei mezzi d’opera della ditta. Come emerso dalle risultanze investigative, Monaco avrebbero più volte tentato di incendiare gli escavatori della ditta priolese, senza riuscirvi. Il tribunale ha ritenuto provato il coinvolgimento di Rubbino, ritenuto referente del clan Trigila per il territorio di Rosolini e anello di congiunzione con Monaco. 

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