L'Opinione

Il declino dei valori sociali e umani

Dai professionisti della politica, i cosiddetti politicanti, siamo passati agli affaristi che utilizzano i soldi pubblici per arricchirsi e continuare a detenere e controllare il potere. Dalle carriere costruite con le declamazioni per aumentare il volume dei voti, oltre a quelli già controllati con il clientelismo, s’è arrivati a quelle che, grazie alla retorica che tutti sono peggiori di tutti e che puntano all’accumulazione di potere e ricchezza, fino all’occupazione della cosa pubblica in maniera totale. Alla faccia della magistratura che per le leggi permissive promulgate dal legislatore, a sua volta legato a doppio filo alla classe dirigente periferica, non riesce a completare le inchieste che raffrontano le tante sfaccettature della corruzione. Un tempo poco lontano le inchieste si chiudevano con le condanne, e per questa ragione tanti magistrati non fecero carriera, soffrirono l’ostilità dei colleghi e ci rimisero anche la vita.

Il carrierismo e l’affarismo dell’anti corruzione non paga; purtroppo, si sono diffusi nei palazzi del governo e della giustizia, così come anche nella società civile, ragioni impropriamente definite assai fuori dalle regole democratiche, come in un circolo vizioso che ormai nessuno riesce più a controllare. E se una volta era la mafia a controllare il Palazzo della politica, oggi il ruolo si è invertito: è la politica che controlla sia la mafia, sia gli affari legati al pubblico denaro.

Le rivoluzioni nascono dal basso, ma stavolta la regola si è invertita, disintegrando logiche che la sociologia aveva coniato in maniera definitiva all’interno dei sistemi di governi democratici. Una rivoluzione nella rivoluzione senza rivoluzionari e che ormai nessuno riesce a controllare. E dunque, si va verso l’anarchia, la confusione, il tormento sociale e il declino di quei pochi valori della vita ancora rimasti.

Concetto Alota

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