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Come nasce la “Gettonopoli” siracusana

Il 3 marzo del 2015 il movimento Cinque Stelle, prendendo spunto dalla “Gettonopoli” agrigentina, pubblica un’inchiesta partendo da presupposto che da diverse settimane le prime pagine dei giornali non parlano altro che dello scandalo “Gettonopoli, o “Rimborsopoli” che dir si voglia, che portò allo scioglimento del Consiglio Comunale di Agrigento. Lo scalpore provocato dalla notizia sui media costrinse alle dimissioni tredici consiglieri dell’amministrazione della città dei Templi; ma si scopre nel frattempo che nella “scivolata” dell’abuso erano coinvolti anche tanti altri comuni della Sicilia. Ma la Digos per la cronaca aveva già inoltrato una notizia di reato alla procura della Repubblica di Siracusa per un fascicolo d’inchiesta.

Sulla vicenda siracusana, il portavoce del M5S Stefano Zito, nella lunga inchiesta elaborata (che per la cronaca si trova ancora pubblicata sul sito del Movimento sul Web), spiegò analiticamente, come erano state inoltrate all’amministrazione del Vermexio diverse richieste di accesso agli atti per conoscere il numero delle presenze dei consiglieri comunali e circoscrizionali, soprattutto per avere la possibilità di visionare i verbali delle commissioni consiliari permanenti per verificare i dati sulle presenze dei consiglieri; ma i numeri delle presenze sono “faticosamente” pervenuti, mentre, per i verbali delle commissioni si era in attesa, e dal tam tam mediatico di quelle settimane si può intuire bene il perché. Con un minuzioso e certosino lavoro, il Movimento di Grillo riesce a mettere insieme nomi e cognomi, raffronti di spesa con altri comuni, compensi e il numero di presenze, insieme al meccanismo che rapportava gli elevati costi, spiegando il come e il perché si era arrivati a quella cifra stratosferica, con l’elenco dei consiglieri comunali che hanno partecipato alle commissioni e i relativi compensi.

Tutto finì sui tavoli della Corte dei Conti, ma anche sui fascicoli d’indagine della Procura della Repubblica di Siracusa e a quella di Palermo. Ma l’implicazione scaturita durante la diretta nella trasmissione della Rai, condotta da Massimo Giletti, “l’Arena”, dove alcuni consiglieri comunali si lasciarono andare oltre le righe, assumendo così i contorni di natura giuridica e dell’obbligatorietà della notizia di reato, compresi alcuni particolari in cui si parlava di minacce e pressioni nella preparazione della gara d’appalto dell’igiene urbana per il comune di Siracusa, facendo finire la vicenda anche in un fascicolo di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, con l’acquisizione della registrazione della diretta Tv e dei tanti articoli dei giornali.

Per la “gettonopoli” siracusana, furono iscritte dapprima a “modello 21”, dove sono annotate le notizie di reato pervenute per le quali fin dall’origine devono essere indicato nome e cognome del presunto incolpato, o di un possibile responsabile che sia individuato dopo l’iscrizione nel registro delle notizie contro ignoti, quarantanove persone tra consiglieri comunali dell’attuale e della precedente tornata elettorale. Ma sui nomi fu mantenuto il massimo riserbo, anche se sono parecchie i consiglieri comunali in carica e non che hanno richiesto nei giorni scorsi, ai sensi dell’art. 335 del c.p.p. l’iscrizione o meno nel registro degli indagati e la risposta è stata, nella maggior parte dei casi, sì, mentre per la loro pubblicazione, reclamata da più parti, si deve aspettare necessariamente che agli interessati siano notificati materialmente gli avvisi di garanzia, che nel caso, sarà fatto quando sussistano le condizioni nella fase della chiusura delle indagini, per la richiesta di un rinvio a giudizio o di archiviazione al Gip, che, per la cronaca, starebbero per arrivare.

Le indagini, coordinate dal procuratore capo della Repubblica di Siracusa e delegate alla Digos della questura di Siracusa, seguirono il primo rapporto a notizia di reato della Digos, e subito dopo la denuncia del portavoce del Movimento cinque stelle, Stefano Zito. Gli attivisti del M5S, hanno stilato un raffronto, riepilogando “…come solo nel 2014 l’attuale amministrazione ha collezionato 12.611 presenze tra commissioni e consigli comunali, 1201 riunioni di commissione, cinquantasei consigli comunali, 811.000 € il costo stimato per il funzionamento di consiglio e commissioni, 760.000 € il costo stimato per i rimborsi alle società private, un milione e mezzo di euro il costo totale stimato in bilancio”.

Scrivono ancora i Pentastellati nella lunga relazione, tra l’altro: “Colpiscono i rimborsi di presenze tra consigli comunali e commissioni, di alcuni consiglieri comunali con una media 40,69 presenze al mese (651 presenze in totale) dall’inizio del mandato. Come ha scritto “La Sicilia” il 6 Febbraio scorso, “roba da montare una tenda al quarto piano. Tra i quaranta consiglieri – scrivono ancora i Grillini – ci sono però delle rarissime eccezioni. Per esempio, si distingue il comportamento dell’Avvocato Massimo Milazzo, che ha un numero di presenze, tra consigli e commissioni, in linea con quello di una città normale, settantanove presenze tra commissioni e consiglio”.

Nel corso delle indagini sono stati acquisiti verbali delle commissioni consiliari e gli atti della Ragioneria comunale, interrogazioni a tappeto, documentazione alla quale si aggiunge la relazione, redatta dall’ispettore, Francesco Riela, nominato dall’assessorato agli Enti locali della Regione Sicilia all’indomani dell’esplosione del caso. La relazione è stata depositata nel novembre dello scorso anno, dopo sette mesi di lavoro, ed è stata consegnata al responsabile del procedimento. Nella relazione sono state evidenziate molteplici irregolarità nelle procedure legate al pagamento di gettoni di presenza, come anche nei rimborsi ai datori di lavoro per capigruppo e consiglieri delegati a partecipare a riunioni delle commissioni delle quali non sono componenti.

Concetto Alota  

 

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