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Nel ricordo di Santi Nicita, galantuomo della politica siciliana

Uomini da non dimenticare. D’attualità il suo pensiero politico-economico; aveva la forza della sintesi nei suoi interventi che puntavano al cuore dei problemi, e lui di problemi per il territorio siracusano ne ha risolti davvero tanti. Operativo, risolutorio. Santi Nicita è per definizione nell’immaginario collettivo il galantuomo della politica siciliana; nato a Furci Siculo in Provincia di Messina il 4 agosto del 1929. La sua famiglia si trasferì nella Frazione di Siracusa a Priolo Gargallo, dove vive dall’infanzia.

La carriera politica di Santi Nicita inizia a diciannove anni. Partecipa alla campagna elettorale come attivista iscritto all’azione cattolica, all’associazione Scout e nella Dc. Laureato in scienze agrarie. Funzionario della Regione Sicilia. Consigliere comunale, e più volte assessore al comune di Siracusa. Nel 1971 con l’appoggio fondamentale di Luigi Foti, quest’ultimo passato nel frattempo tra le file democristiane proveniente dal Msi di Giorgio Almirante, viene eletto deputato all’Ars nella lista della Dc. Rieletto nel 1976, è nominato assessore allo sviluppo economico e poi più volte alla presidenza fino al 1979. Confermato nella IX legislatura, nel 1982 è nominato assessore al Bilancio della Regione Sicilia. Fu anche assessore alle Finanze e allo Sviluppo Economico. Così come al Bilancio. Presidente della II e della V Commissione.

Nella sua vita politica e personale s’incontra con Corrado Ventaglio, di cui diventa un fraterno amico, una delle figure storiche della Democrazia Cristiana siracusana che Nicita definisce “una coscienza critica, fonte di valutazioni reali e di disamine approfondite”.

Il 19 ottobre del 1983 Santi Nicita è eletto presidente del 39°governo della Sicilia, dove rimane in carica fino alle dimissioni del 21 marzo del 1984. Tra le sue attività legislative alla Regione Sicilia, spicca la promozione e l’approvazione all’Ars della “Legge Speciale per l’Isola di Ortigia”. Nel 1986 non si ricandida alla Regione, ma nel 1990 è il primo degli eletti nella lista Dc alla Provincia regionale di Siracusa, e aderisce alla corrente della “Sinistra Dc”. Nel 1991 ritorna all’Ars, ma stavolta nelle liste del Psdi come indipendente. Si dimette nel 1994, onorando gli impegni assunti per l’ospitalità ricevuta per far posto al primo dei non eletti. Conquista l’appellativo di galantuomo con l’onore della parola.

Nel 1994 non si presenta alle regionali. Dopo lo scioglimento della Dc, Santi Nicita aderisce a vari movimenti d’ispirazione popolare-cristiana: Cristiano Sociali, Rinnovamento Italiano, Nuova Dc, Udeur, per poi aderire al Partito Democratico, insieme a Lugi Foti, detto “Gino”. Nel 2000 fino al 2005 è eletto presidente dell’Asi. Ma nel 2006 si candida alle politiche con l’Udeur capolista alla Camera dei deputati. La lista ottenne l’1,4% dei voti e non fu eletto.

La stagione delle intimidazioni

Nel 1980 era iniziata a Siracusa una stagione di intimidazioni, con l’esplosione verso magistrati e forze dell’ordine. Inaspettatamente nel mese di maggio una bomba di medio potenziale è lanciata verso le ore 20,30 nell’abitazione di Santi Nicita in via Costanza Bruno. Per fortuna senza conseguenze per i familiari che si trovano dentro casa. Le indagini non portarono a nulla, ma nella conseguenza logica, inquirenti e investigatori inquadrano il gesto nell’ambito del tentativo di condizionare la politica per la conquista di appalti e concessioni, come riporteranno nella sentenza i giudici della corte d’Assise nel processone dopo la cruenta guerra mafia che si svolge qualche anno dopo con tanti morti ammazzati, compreso un consigliere comunale del Psdi al Vermexio.

E ancora. Nei primi giorni di maggio del 1981, un ordigno ad alto potenziale è fatto esplodere nel pianerottolo del primo piano davanti alle porte limitrofe delle segreterie di Santi Nicita e di Luigi Foti in via Arsenale. Un depistaggio per alcuni, un segnale forte per altri verso la richiesta d’incarichi ai due potenti politici locali indirizzanti a ottenere incarichi di lavori e servizi, come quelli propagandistici durante le campagne elettorali e il servizio maschere e cuscini al Teatro Greco di Siracusa durante le rappresentazioni classiche, così come a voler dimostrare la propria supremazia di potere nel territorio che da lì a poco diventa un inferno sulla terra. Quaranta bombe esplose a scopo intimidatorie ed estorsive in meno di cinquanta, giorni anche contro magistrati e forze di polizia e finanche nel cortile del Tribunale di piazza della Repubblica, mentre si tiene un summit per la grave situazione generata in città e in alcuni paesi della provincia.

La sua “fratellanza politica” con Gino Foti inizia subito dopo l’elezione di quest’ultimo al consiglio comunale, prima nelle file della Dc e dopo nel Pd e dura fino alla fine. Si registrarono luci e ombre, malintesi e chiarimenti, senza mai uno scontro pubblico; Nicita da signore lasciava correre sempre l’acqua sporca che qualcuno gli voleva rovesciare addosso. Ma questa è un’altra storia da raccontare.

Santi Nicita si spegne il 4 gennaio del 2014 dopo una lunga malattia. Con lui scompare una delle figure di rilievo della storia politica e sociale della Sicilia e della terra siracusana. Alla sua morte il popolo democristiano e del partito democratico a più livelli attestò un forte riconoscimento di grande levatura politica, ma anche di lealtà e affidabilità.

Concetto Alota

 

 

 

 

 

 

 

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