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Nessuna infiltrazione mafiosa nella politica siracusana, ma solo reati contro la pubblica amministrazione

Nella politica siracusana non ci sono infiltrazioni della mafia o della non meno pericolosa malavita organizzata, confermando la tesi sostenuta da tanti addetti ai lavori. L’indiscrezione è trapelata nelle ultime ore dall’Assemblea Regionale Siciliana sul “Caso Siracusa” che si sposta ora nella capitale per un semplice atto dovuto. Il sindaco Giancarlo Garozzo è stato convocato dalla Commissione nazionale Antimafia già qualche settimana fa, presieduta da Rosy Bindi, che già lo scorso anno era venuta a Siracusa con la sua Bicamerale per riscontrare le diverse questioni sul piatto delle polemiche e delle accuse lanciate dagli eterni veleni della politica siracusana. Adesso vuole vagliare il nuovo “Caso Siracusa”, esploso a seguito delle dichiarazioni rilasciate dopo la riunione del direttivo provinciale del Pd da Giancarlo Garozzo. Amareggiato dalla disapprovazione che la maggioranza del partito aveva dato alla sua squadra di governo della città di Archimede, da lui condotta, Garozzo parlò a caldo d’interferenze della criminalità organizzata nelle attività del Pd siracusano; ma a quest’affermazione non hanno dato alcun credito sia negli ambienti politici, sia in quelli giudiziari a più livelli. I riflettori della Commissione regionale Antimafia si sono accesi per il forte rumore mediatico e perché l’onorevole Stefano Zito aveva subito dopo allertato la Commissione Antimafia regionale, di cui lo stesso fa parte, che ha già sentito la scorsa settimana la consigliera comunale Simona Princiotta e l’avvocato Giuseppe Calafiore in rappresentanza dell’Open Land, che è anche l’avvocato difensore della Princiotta.

Il “Caso Siracusa” passerà adesso da Palermo a Roma per le audizioni dei rappresentanti politici, di amministratori e di consiglieri comunali, ma anche di persone a conoscenza di fatti in aggiunta a quanto già emerso di primo acchito. La prossima settimana sono in programma altre due audizioni a Palermo, il parlamentare nazionale del partito democratico, Pippo Zappulla, che fino ad oggi ha sostenuto la battaglia intrapresa dalla consigliera Simona Princiotta, appoggiandone in pieno l’attività di denuncia. La prossima settimana sarà invece sentito dalla Commissione regionale Antimafia anche il consigliere comunale, Alberto Palestro, che aveva chiesto da subito di essere sentito sulle vicende che attengono l’attività amministrativa al Vermexio.

“Come avvenuto per il caso Catania e per quello del Cara di Mineo, il documento dovrebbe essere esitato all’unanimità – dice il presidente Musumeci – Ancora è presto per dare una valutazione sul “Caso Siracusa”, ma certamente ci stiamo facendo un’idea”.

Il fascicolo, una volta completato dal lavoro della Commissione presieduta da Nello Musumeci, sarà trasmesso di norma al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, alla Commissione nazionale Antimafia e alle varie Procure della Repubblica per la competenza dell’indagine giudiziaria. Gli ambienti della Procura della Repubblica di Siracusa e le forze di polizia che hanno condotto le indagini hanno da sempre escluso che nella politica siracusana ci potessero essere connubi corrispondenti, in una maniera o nell’altra, con la mafia o con la criminalità organizzata, ma i riscontri confermavano in maniera copiosa, invece, i risvolti dei tanti reati contro la pubblica amministrazione, già, peraltro, all’attenzione della Procura di Siracusa, con l’apertura di oltre una dozzina di fascicoli d’indagine a ventaglio, dove sono invischiati a vario titolo una settantina di persone tra dirigenti, funzionari, assessori e imprenditori.

Concetto Alota

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Un commento

  1. Tutti puri sono. Lo avevo detto dall’ inizio che si finiva a festeggiare. Poveri noi.

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