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Non fu riciclaggio: assolti Crapula e i suoi familiari

S’è concluso con un verdetto di assoluzione nei confronti del presunto boss di Avola Michele Crapula e dei suoi familiari, il processo scaturito dal sequestro dei beni avvenuto nel luglio 2003 ad opera della Guardia di Finanza che contestava loro il reato di riciclaggio.

Il Tribunale penale di Siracusa ha emesso la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste nei confronti di Michele Crapula, ex reggente per Avola del clan Trigila di Noto, della moglie Venera Magro, del suocero Aurelio Magro (commerciante del settore dell’abbigliamento, deceduto nel luglio del 2009) e della moglie Vincenza Spugnetti, e delle loro figlie Angela, Simona, Barbara Magro, oltre che nei confronti di Paolo Golino. Per quanto concerne il reato d’interposizione fittizia di persone, invece, il Tribunale ha emesso sentenza di non doversi procedere per sopraggiunta prescrizione. I legali difensori, avvocati Alvise Troja e Sebastiano Troia, avevano invocato l’assoluzione per i loro assistiti, con la produzione di memorie difensive, documenti e ben novanta testimoni che hanno dimostrato in sede dibattimentale che l’acquisizione dei beni non derivavano dal riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite ma erano il frutto di iniziative lecite e facilmente riscontrabili attraverso i documenti.

L’indagine, che abbraccia un arco temporale dal 2000 al 2002, prese il nome in codice di “Operazione family” proprio perché coinvolgeva direttamente Crapula e i familiari a lui vicini ai quali erano intestati i beni mobili e immobili poi oggetto di sequestro: casa, ville ma anche un terreno in contrada Falaride alla periferia di Avola. Nel luglio dello scorso anno beni per 500 mila euro sono stati confiscati dalla Dia di Catania agli eredi di Aurelio Magro.

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