Warning: Declaration of tie_mega_menu_walker::start_el(&$output, $item, $depth, $args, $id = 0) should be compatible with Walker_Nav_Menu::start_el(&$output, $data_object, $depth = 0, $args = NULL, $current_object_id = 0) in /web/htdocs/www.srlive.it/home/wp-content/themes/jarida/functions/theme-functions.php on line 1904
Noto, fatti sociali e di cronaca affrontati da DocumentariaSiracusaLive | SRlive.it
Home / Se te lo fossi perso / Spettacolo / Noto, fatti sociali e di cronaca affrontati da Documentaria

Noto, fatti sociali e di cronaca affrontati da Documentaria

Finito il primo weekend di proiezioni, la settimana di Documentaria Noto 2014 si aprirà con i workshop. I saluti della terza serata, quella domenicale, al Teatro “Tina Di Lorenzo” con il Collettivo FrameOff sul palco, ha così, dopo aver ricordato e ringraziato tutti i componenti dello staff, presentato gli appuntamenti già a partire da oggi, lunedì 17 novembre. La novità di questa seconda stagione è appunto il continuum tra le proiezioni (protagoniste nei fine settimana), con una quotidianità ricca di contenuti di alta qualità. Primo workshop, con start alle ore 10 in Sala Dante, sempre all’interno del Teatro “Tina Di Lorenzo”, sarà quello sulla Regia Documentaria a cura di Alessandro Aiello, Canecapovolto. Nel pomeriggio, con inizio alle ore 16,30, focus di approfondimento, con ingresso libero, in cui si parlerà delle “Nuove frontiere del documentario web- documentario e opere crossmediali-modalità di produzione e metodi di crowfunding”. Nell’occasione verranno proiettati i lavori del Collettivo FrameOff “Le printemps en exil” e di Enrico Montalbano “Vento”. Spente le luci inizia “L’albero di Giuda” di Vito Cardaci che documenta di un parco tematico, rimasto solo sulla carta, pensato e proposto da una Società svizzera che doveva sorgere nei pressi di Regalbuto, città del regista, bravo a seguire la vicenda dalla fase di progettazione, alla piantumazione dell’albero, un carrubbo, come fosse la
prima pietra dell’intero parco. Ma il carrubbo resterà da solo e sarà “lui” a narrarci quanto accaduto, una storia vera, iniziata con tanto di autorità politiche, da Cuffaro in giù. Una storia di tradimenti perpetrati all’intero territorio, in Provincia di Enna, dove se da un lato esisteva la speranza di un parco tematico che potesse dare lavoro, dall’altro una fiorente azienda chiudeva lasciando tutti per strada. Il documentario si chiude, dunque, con un quesito: “Vi siete mai chiesti come sarebbe stata la storia di Cristo senza la figura di Giuda?”. Riaccese le luci logico attendersi una sala assetata di conoscenza e soprattutto di confronto con il regista, ben lieto di sottolineare alcuni aspetti fondamentali.
“La prima proiezione è stata a Bologna, poi a Bari ha vinto il Festival, ma in Sicilia è la prima volta che viene proposto. Anche in grandi città, il mio documentario è stato rifiutato. Non ho mai voluto fare una denuncia, nè mi sono schierato a favore o contro il Parco tematico, ho semplicemente seguito per sette anni tutto l’iter, compresa la piantumazione del carrubo, guarda caso lo stesso albero in cui dopo il tradimento per trenta denari, s’impiccò Giuda”. Eppure, non fosse stato per Documentaria, i siciliani non lo avrebbero visto, almeno non nella propria terra. Sollecitato dalle domande, nutrite anche dall’argomento in qualche modo “ambientalista”, visto che il Parco avrebbe occupato una vasta area ad uso agricolo, sebbene non coltivata, Vito Cardaci ha evidenziato come l’ironia nel “cunto” del carrubo sia stata strategia vincente. Inoltre sebbene molto amaro c’è anche un barlume di speranza nella capacità vera dell’operaio licenziato che si rituffa nel mondo del lavoro con una piccola attività imprenditoriale. Come detto, però, il tema ambientale torna prepotentemente con i favorevoli ad un’opera così, e i contrari ad oltranza, nel segno della tutela dei nostri luoghi. Un pò a fatica il regista ha cercato di spiegare che gli studi per l’impatto ambientale erano stati fatti in maniera scrupolosa e che questo osteggiare l’opera, di fatto mai realizzata, è stato per mero interesse di qualcuno. Insomma temperatura alta all’interno del Teatro ma ben gestista da Francesco Valvo e Francesco Di Martino insieme con il regista, che ha riportato poi i termini della discussione sul suo film e su come abbia voluto raccontare la sua Sicilia e i siciliani davanti a fatti così: “Continuiamo a perdere treni, ci resterà “sulu u pruvulazzu”.
Un po’ di pausa e poi si torna a Teatro per la seconda proiezione e qui l’affermazione di Francesco Valvo, “Se prima s’è avuta una burrasca ora ci sara un ciclone”, riferito al dibattito su “parco tematico si, parco tematico no” , ci indica nuove sollecitazioni proposte da Alessandro Aiello, canecapovolto, con il suo “Io sono una parte del problema”. Il tema è l’omosessualità e l’omofobia, in un film dirompente che cambia i canoni della visione come un libro in cui troviamo solo poche parole e tocca al lettore ricostruire la storia e con esso il messaggio. Anche se, in realtà, il regista di contenuti ne da moltissimi. La camera puntata sulla trasformazione, le tante storie appena accennate, delle frasi ad effetto recitate in inglese con i sottotitoli italiani. Diversi modi di far arrivare un unico messaggio ovvero l’essere se stessi a qualunque costo. Inutile dire che anche in questo caso il pubblico è rimasto incollato alla sedia per avere possibilità di dialogare con l’autore, regista dalla pluridecennale esperienza sul campo. “In realtà parlare di omosessualità e omofobia ci ha permesso di trattare liberamente anche altro. Non avevamo una sceneggiatura e in più abbiamo voluto che vari stili si contaminassero perchè preferiamo progettare un cinema che non si subisce, quasi smontato, così che lo spettatore possa crearlo da se”. E son venute fuori le curiosità su alcuni personaggi che si vedevano in maniera sistematica, il personaggio con il fez o il dottor Nicolosi, colui che sostenva di avere la cura per guarire l’omosessualità, per fare degli esempi. Temi comunque delicati, dove anche i suoni sono stati usati per parlare della prigionia del corpo, e solo la grande verve di Francesco Valvo e Francesco Di Martino, sul palco col regista, ha consentito un equilibrato e ricco confronto con il pubblico presente, e proprio da loro  è arrivata una riflessione più generale sulla sessualità: “non definibile così rigidamente come si vorrebbe”. Infine si è ricordato, che Aiello terrà il workshop sulla regia documentaria, in Sala Dante a Teatro, che ha voluto intitolare “Io credo”; indaga sulla relazione tra la fede religiosa e l’assunzione di farmaci. Nel pomeriggio il focus di approfondimento.

Informazioni su Redazione

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*

RSS
Follow by Email
YouTube