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Noto, prosegue l’iter per la nuova rete ospedaliera 

Una Commissione speciale istituita in Consiglio Comunale, affermazioni sotto forma anche di battibecchi sui social, e intanto si registrano gravi e pesanti disagi al Pronto Soccorso del Trigona (a discapito non solo della salute dei pazienti, ma anche della tenuta di medici e infermieri costretti a lavorare in situazioni di vera emergenza). Ma soprattutto i giorni trascorrono e lo scorso 14 settembre un altro passo avanti è stato fatto a Palermo per l’attuazione della nuova rete ospedaliera: la Giunta del Governo Musumeci ha infatti approvato la delibera nr.329, recependo di fatto la proposta dell’Assessore alla Sanità Razza. In numeri questo significa per il Presidio Ospedaliero “Di Maria” di Avola e il DEA (Dipartimento Accettazione ed Emergenza) di Noto, 133 posti letto (52 in più degli esistenti 81). Ma il destino della struttura di Noto, deciso anni fa, è sempre il medesimo: geriatria (12 posti letto), recupero e riabilitazione funzionale (28), lungodegenti (16). In sostanza una grande scatola vuota in cui tanti, (ma mai troppi quando si tratta della salute dei cittadini, n.d.r.), soldi sono stati spesi per vedere adesso un ospedale e un intero territorio mortificato da scelte che sono esclusivamente politiche. Qualsiasi tentativo di giustificare questo “trasloco” in massa dei reparti sul nosocomio di Avola non trova fondamenta logiche. Una vera rifunzionalizzazione, a nostro avviso, dovrebbe partire da ciò che si ha (in termini strutturali, e con essi intendiamo non solo l’edificio ma anche ciò che ci sta dentro), da come mettere a regime un patrimonio, innegabile, costruito negli anni. Una vera rifunzionalizzazione dovrebbe tener conto del territorio (che oltre ad essere il quarto in Italia si colloca ad una distanza minore, rispetto ad Avola, per tutti quei centri, medio e piccoli, del sud est siciliano), e della sua popolazione che per buona parte dell’anno raddoppia. Una vera rifunzionalizzazione non è una gara a chi ha più “amici” e “sostegno”, ma è un minor sperpero di denaro (ci spieghino i politici quanto la struttura di Avola dovrà spendere per far fronte all’aumento di reparti, di servizi e di posti letto richiesti, senza mettere a rischio l’assistenza ai malati). La verità è che spesso ci si dimentica che si sta parlando di un servizio primario per i cittadini, che si parla di salute e della sua tutela; settore che vede continui tagli, continue mortificazioni e come contraltare poi ci si deve trovare davanti a situazioni in cui molti più soldi verranno spesi per rendere una struttura adeguata, quando un ospedale già esiste! 

Emanuela Volcan

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