Omicidi di mafia, annullati due ergastoli
Nuovo ribaltamento giudiziario nel processo scaturito dall’inchiesta “De Reditu”, che ha ricostruito una serie di vicende legate alla mafia e a diversi omicidi a Riesi, nel territorio di Caltanissetta. La Corte d’Assise d’Appello di Catania ha annullato le condanne all’ergastolo nei confronti del capomafia di Riesi Francesco Cammarata e del boss di Mazzarino Salvatore Siciliano. Per un terzo imputato, il riesino Giovanni Tararà, la pena è stata invece rideterminata in 9 anni e 8 mesi di reclusione, rispetto ai 16 anni precedentemente inflitti.

Il procedimento era tornato davanti ai giudici catanesi dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato il precedente verdetto d’appello, disponendo un nuovo esame.
I boss di Cosa nostra Francesco Cammarata e Salvatore Siciliano, assistiti dagli avvocati Vincenzo Vitello e Adriana Vella, erano stati condannati all’ergastolo nell’ambito di questo troncone dell’inchiesta. A Cammarata erano stati contestati, in particolare, il ruolo di mandante nell’omicidio di Michele Fantauzza, torturato e ucciso il 28 febbraio 1997, e in quello di Pino Ferraro, assassinato il 4 novembre dello stesso anno.
Secondo la ricostruzione accusatoria alla base del precedente procedimento, l’omicidio di Ferraro sarebbe stato collegato al fatto che l’uomo aveva dato un passaggio in automobile alla moglie di Vincenzo Cammarata, fratello di Francesco. Un comportamento che sarebbe stato considerato un affronto da punire con la morte. Con il nuovo verdetto sono state inoltre revocate le statuizioni civili relative ai risarcimenti dei danni in favore dei familiari delle vittime.
Salvatore Siciliano era invece finito a processo per l’omicidio di Andrea Pirrello, all’epoca appena diciassettenne. Il ragazzo venne raggiunto dai colpi di arma da fuoco il 24 settembre 1998, mentre viaggiava in automobile insieme al padre, Salvatore Pirrello. I killer esplosero almeno una decina di colpi contro la vettura. Andrea Pirrello rimase gravemente ferito e venne sottoposto a un delicato intervento chirurgico, ma morì successivamente. Il padre, rimasto ferito nell’agguato, riuscì invece a sopravvivere dopo una convalescenza di circa venti giorni. Secondo la ricostruzione processuale, il giovane sarebbe stato ucciso per errore.


