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Politica & Società. Tra corruzione e traccheggi ci sono sempre quei vecchi politici duri a morire

Il fallimento della nuova classe politica rimane uno stereotipo che risveglia la desiderata condizione dei tempi d’oro, quando i vecchi volponi corrotti depredavano la cosa pubblica a piene mani. Ma non soddisfatti del ladrocinio perpetrato, continuano nella demagogia e nella strumentalizzazione tra grida e sussurra che rimbombano tra la gente in un tam tam mediatico e al passa parola sui network, nei crocicchi dei bar e per la strada, trovando nella ragione populista e demagogica nei partiti che hanno governato gli ultimi 50anni, tra la rabbia della gente. Oggi si devono lasciare gli spazi necessari per una nuova classe politica che annaspa perché condizionata dalle tragedie, da intrallazzi, imbrogli, traccheggi, inganni e tragici eventi.

Nella nostra democrazia parlamentare la vecchia classe politica rimane il cuore di un sistema malato basato sul potere, sulla corruzione, sulla difesa d’interessi personali, di lobby, di gruppi e tutto il resto, di cui i giovani aspiranti politici sono schiavi, condizionati dai domini radicati nel sistema politico a tutti i livelli della vita pubblica in una società liquida e senza valori e onore.

Per rimanere a casa nostra, la provincia di Siracusa è rimasta prigioniera dei vecchi volponi politici. Eletti o nell’ombra organizzano colpi di mano e imbrogli nella pubblica amministrazione contro gli interessi del popolo, elezioni comprese. Appalti e concessioni sono rimasti nelle mani degli stessi impresari da oltre mezzo secolo; tutto passa agli eredi e i consulenti praticoni sono sempre gli stessi, con l’aggiunta che le nuove leve della politica hanno bisogno dei vecchi per emergere e vincere. Si atteggiano a mafiosi, ma nello stesso tempo sono “sbirri” perché denunciano e ricattano nello stesso tempo.

La gestione dell’acqua e dei rifiuti rimane sempre nelle stesse mani attraverso le partecipate o da imprese costrette a sborsare tangenti e favori. Negli appalti o nei servizi in concessione, rimane il dominio dei “sempre verdi” settantenni con pensioni di oltre diecimila euro al mese ingordi, per “leccare la sarda” fino alla morte. Molti consiglieri comunali in tutti i comuni della provincia sono i soliti noti perché ai nuovi non è lasciato spazio. E nessun metodo democratico riesce a mandarli in pensione, mentre i giovani non riescono e scrollarsi di dosso quell’aggettivo di “ragazzini”.

Occorre una nuova classe politica che non si pone il problema di come si possa realizzare una rivoluzione democratica. Ancora oggi ci troviamo tra i piedi i vecchi decrepiti della politica, con l’atteggiamento mafioso, presuntuosi e arroganti, specialisti in compromessi avanzati con più fazioni organizzati in cricche della politica per imbastire piani studiati a tavolino convenienti per favorire una cordata d’imprenditori amici e parenti per conquistare appalti milionari in tutti i settori della vita amministrativa dei comuni amministrati e a tutti i livelli istituzionali.

Accantonati i valori della politica: centro, destra e sinistra sono oggi il nulla e la democrazia è, di fatto, sospesa. Gli uomini politici, dei tempi nobili e onorati, ora sono distinti tra onesti o disonesti, mafiosi o anti-mafiosi. L’ideologia è tramontata insieme ai partiti. Centro, destra o sinistra non significano più niente. Fascismo e comunismo sono il passato. Oggi siamo nel varco del trasformismo e si riferisce a movimenti cespugli multi-idee con mille casacche di ricambio nel cassetto; sul palcoscenico politico di oggi si dichiarano di sinistra-destra-centro e vogliono continuamente a pescare nel torbido, o riformare il lavoro in maniera deficitario per continuare nel clientelismo. Accettare così il distinto di destra secondo cui il problema comincia dal lavoro e non dal vuoto di capacità dirigenziale di cui oggi soffriamo. Ma, a sua volta, si accettano di destra partiti come La Lega Nord, dove tutti vogliono militare perché vincente, collezionista di vantaggi, dispense, anomalie e il premio valido solo per la parte politica che il partito rappresenta, senza la minima nozione di mercato, bisogna capire dove andiamo davvero se prima si richiamava al Nord mentre ora apre le porte anche ai “meridionali” prima odiati e offesi, con l’aggravante che i meridionali abulici non reagiscono più di tanto.

Insiste poi la pretesa del Centro riferendosi per antonomasia alla vecchia Diccì e i suoi dintorni confusi, interclassisti, come luogo magico di raggruppamento che attrae e non respinge, tranquillizza e unisce, riconcilia e non fraziona, e che come dottrina si affida al buon senso, oltre che all’illusoria cristianità e confusa dottrina della Chiesa, ormai superata dalla Storia. Parole giuste ma false e oltrepassate. Il Centro per antonomasia è un elemento politico spugnoso che s’inzuppa di antichi valori che tendono a invadere ogni spazio di discussione politica. Ma oggi la miglior risposta alla fine di Destra e Sinistra è un vasto e solido aggregato politico a cui sono state spezzate le ali e ridotti i toni. Il punto in cui una proposta di governo comincia a essere estrema, da dove viene la certificazione del pericolo che, se è oggettiva, vuol dire che Destra e Sinistra sono stazionarie, fermi a intralciare la scena della politica. E se è soggettiva, tratteggia la presenza rischiosa di un giudice che è anche il Governo.

I processi storici possono essere letti da molteplici punti di vista ma quest’aspetto della crisi ideologica ha una valenza politica diretta, perché appare sempre più evidente che questo sistema falso e pernicioso si è cacciato in un vicolo cieco e che la via d’uscita rischia di essere traumatica per tutta la collettività, rimanendo senza identità. Oggi lo spazio della politica è dominato dai partiti personali, dalle liste civiche formate da gruppi di potere, il tutto camuffato sotto mentite spoglie per gli interessi di gruppo o di lobby e non per fare politica. La prova nei conflitti d’interessi, in cui chi controlla la comunicazione, le industrie, o i mercati nei rispettivi livelli, diventa capo del governo, ministro, presidente della Regione, sindaco.

L’ideologia delle classi dominanti è oggi lo strumento più pervasivo che è utilizzato per dare stabilità politica a un sistema che comincia a mostrare i suoi limiti. La solidità politica non è solo la linea diretta concettuale, garantita da una serie di processi istituzionali che limitano le forme democratiche nate dalla lotta contro il fascismo e tutte le dittature che centralizzano sempre più le decisioni strategiche ora annientate dagli eventi rapportati alla fine delle ideologie in favore dell’individualismo sfrenato. Cambia il piatto ma la pietanza rimane la stessa.

La saltuarietà contemporanea è legata al fatto che, fino alla fase precedente, alla concentrazione della classe proletaria, del soggetto direttamente avversario al capitale; ma oggi parlare di pensiero Comunista non è certo una cosa tanto facile. È come comunicare con un altro mondo, di un altro periodo tutto da dimenticare perché devastante per la storia delle organizzazioni comuniste di questi ultimi decenni in Italia e in Europa. Questa constatazione che ha spinto molti militanti a rivolgersi verso altri orizzonti anch’essi bruciati in tempi molto rapidi; ma di contro ora bisogna spingere le masse a un salto di qualità teorico e pratico nell’affrontare la questione partiti in quanto tale che in realtà è la questione di come le classi dipendenti, lottano e reagiscono allo stato attuale delle cose.

Concetto Alota

 

 

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