Home / Se te lo fossi perso / Cronaca / Priolo, dal viaggio in bici in Madagascar alla “prigione” in tenda canadese

Priolo, dal viaggio in bici in Madagascar alla “prigione” in tenda canadese

Da una vita senza confini alla “prigione” in tenda canadese sulla spiaggia di Marina di Priolo. Questa la sorte toccata a Matteo Blundo, il 50enne ciclista solitario, partito a gennaio da Siracusa in bici per il Madagascar, costretto a fare rientro in marzo a causa di una rovinosa caduta per la quale ha riportato la frattura di entrambi gli arti superiori e finito in manette lo scorso giugno con l’accusa di avere trasportato immigrati clandestini.
Blundo è stato scarcerato quaòche settimana addietro a seguito del provvedimento emesso dal tribunale del riesame di Messina che ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del tribunale peloritano a suo carico. I giudici hanno accolto la tesi sostenuta dall’avvocato Gullotta che lo difende in questa causa, ritenendo meno pesante la posizione giudiziaria del commerciante priolese.
Una libertà riottenuta anche a seguito della sua richiesta di ricorre al rito del patteggiamento che dovrà essere definito in una prossima udienza dinanzi al Gup se questi riterrà congrua la pena pattuita con il rappresentante della pubblica accusa di 1 anno e 8 mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena.
“Sono stato infamato – racconta Blundo – Io non ho fatto altro che favorire undici cittadini siriani tra cui quattro minori che, alloggiati al centro di accoglienza di Città Giardino, avevano manifestato l’intenzione di recarsi a Milano. Le cronache hanno riferito che si trattava di clandestini e che avrei commesso un illecito penale per avere favorito il trasporto. Ma sono convinto della mia innocenza perché come me anche altri tassisti hanno fatto lo stesso lavoro”.
Per il viaggio Blundo ha detto di avere chiesto e ottenuto da ognuno dei passeggeri la somma di 40 euro con la promessa che una volta giunti a destinazione gli evrebbero dato altri mille euro. “Qualcuno ha avvertito i carabinieri della presenza del pullmino con a bordo i cittadini sirtiani che sono in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati politici – racconta Blundo – Così all’imbarco ai traghetti di Messina, sono stato fermato e arrestato. E’ stato scritto di tutto e di più sul mio conto. Ho una rassegna stampa nemmeno fossi stato un delinquente incallito. Hanno affermato che io addirittura fossi in collaborazione con chissà quali cellule e organizzazioni internazionali dedite al traffico di esseri umani. Qualcuno ha erroneamente scritto che li trasporttavo nel cassone di un furgone. Altri ancora che trasportavo droga. Niente di tutto questo, tanto più che oggi mi ritrovo fuori dal carcere. Ho semplicemente dato un passaggio a delle persone libere di circolare sul territorio italiano che avevano manifestato la volontà di lasciare la Sicilia per recarsi a Milano e da lì chissà dove in Europa”.
Blundo è sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora a Priolo e lui, dopo qualche problema in famiglia, ha deciso di trovare domicilio provvisorio sotto le stelle. Si è trasferito con una tenda canadese sulla spiaggia di Marina di Priolo e qui dimora per l’intera giornata, riflettendo sulle disgrazie che gli sono piovute in questi otto mesi del 2014.
“Continuo ad avere in nente di riprendere il viaggio in bici interrotto bruscamente in Croazia – afferma – Il trasporto degli immigrati siriani serviva a rafforzare la posizione economica proprio in vista della ripresa del progetto Madagascar. Evidentemente la mia buona stella mi ha abbandonato e dall’inizio dell’anno non faccio altro che attirare negatività”.
La detenzione nel carcere di Gazzi e adesso l’isolamento volontario sulla spiaggia a due passi da Thapsos continuano a sollecitare i suoi propositi. “Ho messo a fuoco tutti i miei ricordi e le avventure che mi sono capitate nella mia vita – dice – Non nascondo che, proprio per la particolarità delle situazioni in cui sono incappato, le disavventure affrontate, le difficoltà ma anche le gioie e le soddisfazioni possono fare parte di un racconto più organico che intendo raccogliere in una memoria che intendo pubblicare. Ma prima devo uscire da questa assurda situazione che mi penalizza”.

Informazioni su Redazione

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*