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Ridusse la moglie in fin di vita: muratore ammette tuttoSiracusaLive | SRlive.it
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Ridusse la moglie in fin di vita: muratore ammette tutto

Ha ammesso per intero le proprie responsabilità e si è detto profondamente rammaricato per quanto accaduto. Sebastiano Fava, il 42enne muratore siracusano, in carcere da lunedì scorso per avere tramortito a randellate la moglie, ricoverata in ospedale a causa delle gravi lesioni riportate al capo, si è liberato affrontando l’interrogatorio di garanzia al cospetto del Gip del tribunale, Vincenzo Panebianco. Il giudice ha convalidato l’arresto operato dai carabinieri, dopo che l’uomo si era costituito in caserma, ed ha disposto a suo carico la misura cautelare in carcere.

L’uomo, assistito dall’avvocato Junio Celesti, ha raccontato al giudice di avere fatto una sciocchezza. Ha riferito di essere un uomo tranquillo, che ha sempre lavorato ed ha pensato al sostentamento della famiglia. “Mi alzo la mattina alle 5 e vado a letto alle 9 di sera – ha detto – Quella sera sono rientrato a casa, ho avuto una discussione con mia moglie e a un certo punto non ci ho visto più dagli occhi”. Dal racconto fatto al Gip, emerge che Fava avesse chiesto alla moglie di aprire la borsa dove custodiva il telefonino cellulare perché sospettava avesse una relazione extraconiugale. Al diniego della donna, l’indagato ha impugnato un rastrello con il quale avrebbe aggredito la malcapitata sotto gli occhi della figlia. E’ lei che, dopo la fuga del padre, avverte i vicini di casa del dramma consumato a casa e delle cure da prestare alla madre, sanguinante e tramortita, riversa sul pavimento di casa. E’ lei che racconta che il padre si sia accanito sferrando una decina di colpi di bastone alla madre.

Fava ha raccontato che, dopo l’episodio, in preda alla paura di averla uccisa, ha abbandonato la casa per darsi alla macchia. Ha detto che per due giorni ha girovagato per le campagne, recandosi a Fontane Bianche. Ha detto anche di avere pensato a più riprese di uccidersi prima di contattare il suo legale e costituirsi ai carabinieri, che lo stavano cercando. Sul suo capo pende la pensate accusa di tentato omicidio.

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