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Da sinistra, Davide Pincio e Maurizio Bianchini.

Siracusa, estorsione a panificio: inflitte due condanne

Il gup del tribunale di Catania, Flavia Panzano, ha emesso una sentenza di condanna a carico dei due presunti autori dell’estorsione ai danni dei titolari del panificio di viale Zecchino, a conclusione del processo che si è celebrato con il rito abbreviato. Il giudice, dopo la camera di consiglio, ha infitto 6 anni e 4 mesi di reclusione nei confronti di Davide Pincio, andando di poco oltre la richiesta formulata dal pubblico ministero Andrea Ursino, che per il presunto promotore dell’episodio aveva invocato la condanna a 6 anni di reclusione. Il giudice ha irrogato, invece, la condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione nei confronti dell’altro imputato, il cinquantunenne siracusano Maurizio Bianchini, per il quale il rappresentante della pubblica accusa aveva chiesto la condanna a 4 anni e 8 mesi. Bianchini aveva insistito sulla propria estraneità ai fatti oggetto della contestazione, ma per il gup è bastato che una delle due vittime si sia recata nel suo esercizio commerciale per consegnare il pizzo per fare scattare la correità. Per i carabinieri, Bianchini avrebbe avuto il ruolo di “amico buono” oltre che di avere intascato la somma di 800 euro recapitate dalle vittime nel suo locale di gastronomia. Bianchini, assistito dall’avvocato Salvatore Leotta, ha sempre rigettato ogni addebito, sostenendo di non volere nemmeno prendere le 800 euro che il panificatore invece insisteva a dargli. Al vaglio del giudice per le udienze preliminari c’era la vicenda che risale a un anno addietro quando i titolari della panetteria di viale Zecchino sono stati bersaglio da una serie di telefonate minatorie nel corso delle quali, gli ignoti interlocutori consigliavano loro di rivolgersi a un amico per evitare ripercussioni spiacevoli, lasciando intendere che avessero in mente di danneggiare l’esercizio commerciale se non avessero pagato la somma pretesa. Fra i presunti estorsori e le vittime si sarebbe intavolata una sorta di trattativa, fino a trovare un’intesa di massima su una dazione di denaro pari a 800 euro, che avrebbe riscosso Bianchini vestendo i panni di “amico buono”.

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