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Siracusa: la squadra mobile arresta un pregiudicato pachinese per rapina

Evade dai domiciliari manomettendo il braccialetto elettronico, recandosi da Pachino fino a Siracusa per commettere un’efferata rapina ai danni di una gioielleria, puntando un grosso coltello al proprietario, e rubando nell’occasione preziosi in oro del valore di oltre 12.000 euro; dopo le serrate indagini della Polizia di Stato – anche attraverso il sistema di videosorveglianza dell’attività commerciale, che aveva immortalato la drammatica scena della rapina, la Procura della Repubblica di Siracusa, valutato il serio quadro indiziario raccolto, richiede ed ottiene dal Tribunale-G.I.P. il provvedimento della custodia cautelare in carcere un pregiudicato pachinese arrestato dalla Polizia di Stato.

Nella mattinata di ieri, gli uomini della Polizia di Stato, ed in particolare i poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Pachino, su delega della Procura della Repubblica di Siracusa hanno tratto in arresto Vittorio Piazzese, di  anni 36, pachinese, pluripregiudicato; in esecuzione di misura cautelare personale emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Siracusa, su richiesta della Procura della Repubblica di Siracusa, poiché indagato in ordine ai reati previsti e puniti:dall’art. 628 comma 4, art. 4 l. 110/1975, per avere commesso una rapina presso una gioielleria siracusana, impugnando un coltello e brandendolo nei confronti del titolare, impossessandosi di oggetti preziosi, in oro, del valore di oltre 12.000 euro e persino dei soldi che aveva con sé il povero uomo.

E questo in applicazione dall’art. 385 c.p. e art. 18 d.l. 341/2000, essendo evaso dagli arresti domiciliari cui era sottoposto presso la sua abitazione, in Pachino, addirittura manometteva il braccialetto elettronico che gli era stato applicato, proprio per rendere più stringente la misura cautelare.

In particolare lo scorso mese di dicembre, i poliziotti della Squadra Mobile e delle Volanti di Siracusa intervenivano presso una gioielleria del centro siracusano, perché vi era stata perpetrata una rapina.

Il titolare, prontamente soccorso, raccontava l’accaduto, raccontando agli agenti che un uomo, entrato nella sua gioielleria, adducendo la scusa di volere acquistare dei preziosi, si faceva mostrare dei monili in oro, fino a quando estraeva il coltello, ed iniziava a minacciarlo, puntandogli l’arma, facendosi consegnare dal proprietario, completamente terrorizzato, un rotolo di preziosi, con oltre 20 anelli per un valore di circa 12.000 euro,  e persino il denaro che avva in tasca, circa un centinaio di euro.

Raccolte le dichiarazioni della vittima, gli investigatori siracusani iniziavano una certosina attività di visione e comparazione dei sistemi di videosorveglianza dell’area, sia delle telecamere della attività commerciale – che immortalavano la rapina e gli attimi drammatici vissuti dalla vittima – sia della zona, incrociando questa mole di dati anche con l’analisi delle targhe dei veicoli in transito nel capoluogo aretuseo, nell’arco temporale prossimo alla commissione della rapina.

A questo punto, grazie anche alla collaborazione dei colleghi del Commissariato di P.S. di Pachino, si riusciva a dare un nome al volto ripreso dalle immagini del sistema di videosorveglianza dell’attività commerciale rapinata, individuando nel pluripregiudicato Piazzese l’autore della violenta rapina.

La ricostruzione dell’accaduto fatta dagli investigatori permetteva di accertare che il Piazzese, già agli arresti domiciliari presso la sua abitazione sita in Pachino, dopo aver manomesso il braccialetto, era evaso dall’abitazione.

A questo punto l’uomo raggiungeva con la sua autovettura la città di Siracusa, ed entrando presso la gioielleria, fingendosi un cliente interessato ad acquistare monili, utilizzando un grosso coltello commetteva la rapina di preziosi.

Ma ad inchiodarlo definitivamente alle sue responsabilità in ordine al delitto, soccorrevano le immagini del sistema di videosorveglianza che riuscivano a catturare anche un piccolo ma inequivocabile dettaglio nelle fattezze fisiche dell’uomo, un tatuaggio, con ciò non lasciando alcun dubbio sull’identità del soggetto.

In seguito delle indagini condotte dagli uomini e dalle donne della Squadra Mobile di Siracusa che fornivano un robusto quadro indiziario probatorio, la Procura della Repubblica di Siracusa, richiedeva al G.I.P. presso il Tribunale la misura cautelare in carcere a carico del PIAZZESE, fra l’altro, recidivo sia per i reati contro il patrimonio che di evasione.

Ricevuto il provvedimento che disponeva la misura cautelare carico dell’uomo, emesso dal GIP presso il Tribunale – che accoglieva la richiesta della Procura – gli uomini della Squadra Mobile di Siracusa e del Comm. P.S. di Pachino traevano in arresto il Piazzese.

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