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Mauro Puzzo con una famiglia sudanese.

Siracusano in Sudan per combattere le violazioni dei diritti umani

“In tanti mi chiedono cosa faccia in Sud Sudan. Io ed i miei colleghi della divisione diritti umani, presenti in tutte le regioni del paese, ci troviamo quotidianamente ad affrontare le diffuse violazioni dei diritti umani, centinaia di esecuzioni extra giudiziali, sparizioni forzate, violenze sessuali, reclutamento forzato e attacchi indiscriminati contro i civili”. Così scrive in un post su facebook, Mauro Puzzo, 29enne siracusano, che ha abbracciato la causa dell’Onu per ricoprire il ruolo di human rights officier nella missione Unmiss delle Nazioni Unite in Africa.

Laurea in giurisprudenza alla Luiss di Roma, avvocato abilitato alla professione, specializzazione in diritto internazionale penale all’istituto superiore internazionale di scienze criminali, la prima esperienza internazionale di Puzzo è a Washington all’istituto no profit “The protection project” con focus sui diritti umani, in particolare sulla tratta di persone.

Al sito Onu Italia ha rilasciato una video intervista nella quale si è raccontato: “Come operatore del diritto sono consapevole delle responsabilità particolari che abbiamo nella protezione e promozione dei diritti umani: se nel mio piccolo posso dare un contributo al raggiungimento di questi obiettivi, sono ripagato di tutti i sacrifici che faccio”.

Il motore attorno al quale ruotano i suoi interessi sono il diritto, la giustizia, i diritti umani, i più deboli.Nel 2014 l’esperienza in Gambia con UN youthvolunteer: “Ho collaborato con UNDP (il programma Onu per lo sviluppo) sul tema dell’accesso alla giustizia e offerto assistenza tecnica alla national agency for legalaid”, racconta.

A Bor, nello Stato di Jonglei in Sudan, si occupa di “investigare, monitorare e documentare le violazioni dei diritti umani, un lavoro che richiede uno sforzo fisico e mentale notevole”.

Di questa esperienza iniziata nel giugno 2015, dice che una delle attività più interessanti sia “nell’andare in villaggi remoti ed isolati in elicottero, dormire anche due o tre notti in tenda per osservare la situazione dei diritti umani ed eventualmente esaminare incidenti, con la protezione dei caschi blu”.

Della sua Siracusa ha nostalgia ma da unico italiano a Bor“sento la responsabilità di dover rappresentare il mio Paese: ovunque io vada, cerco di portare alta la bandiera italiana”.Mauro è più che mai convinto che “i continui attacchi alle donne, gli stupri,la riduzione in schiavitù e l’uccisione di innocenti, il reclutamento di migliaia e migliaia di bambini soldato, sono pratiche ripugnanti che devono essere fermate”.

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