Attualità

Cassibile, il problema dei lavoratori stagionali

“Quanto sta accadendo a Cassibile impone una presa di coscienza collettiva e una chiamata alle responsabilità di ognuno. Il problema sociale emerso in queste settimane è sicuramente figlio di uno sfruttamento decennale degli immigrati, regolari e non. Ora, senza cavalcare opportunismi o strumentalizzazioni di piccoli gruppi, si ascolti la comunità cassibilese e, soprattutto, si avvii un capillare controllo sui proprietari di quei campi dove vengono impegnati gli stranieri.”

È questa la richiesta di Vera Carasi, segretario generale della UST Cisl Ragusa Siracusa, e di Sergio Cutrale, segretario generale della FAI territoriale, su quanto sta accadendo a Cassibile.

“In questa vicenda ci sono delle mancanze evidenti di molti datori di lavoro – hanno continuato i due segretari – Lo scorso anno le stesse associazioni datoriali vennero sollecitate, anche dopo incontri in Prefettura, al rispetto delle normative di legge in termini di contratto di lavoro e, quindi, di garanzia di alloggio per lo straniero in regola. Ora chiediamo che si verifichi quanto fatto e si avviino, anche, controlli su quanti, alle 5 del mattino, vanno a prelevare questi uomini. Forze dell’ordine e Ispettorato del lavoro intervengano.

Allo stesso tempo si affronti il problema di una comunità che vuole essere coinvolta nelle decisioni che riguardano il proprio territorio – concludono Vera Carasi e Sergio Cutrale – Bisogna assolutamente evitare strumentazioni e prese di posizioni politiche, fine a se stessi e, invece, lavorare tutti insieme, per creare le condizioni di una vera integrazione, sana, di rispetto reciproco tra i cassibilesi e i lavoratori extracomunitari, che coniughi la libertà ed il rispetto dei cittadini ed eviti sfruttamenti e negazioni dei diritti sociali e contrattuali ai lavoratori.

Il costruendo villaggio alle porte di Cassibile dovrà garantire una vita dignitosa agli immigrati assicurando la loro sicurezza e quella dei residenti. Nessuno pensi di trasformarlo in ghetto.”

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