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Clan mafiosi e traffico della droga, il territorio siracusano tra i primi posti

Siracusa. Secondo l’ultimo rapporto della Dia i clan siracusani sono in ottimi rapporti con le ‘ndrine calabresi, soprattutto per il settore della gestione della droga. Un meccanismo ben consolidato di placet con scambio di affari e di favori, funzionale agli equilibri del territorio ed economici.

Per gli inquirenti il mercato della droga nella provincia di Siracusa è tra i più fiorenti della Sicilia; nei primi posti nell’Isola per numero di abitanti.

Tanti i consumatori di conseguenza parecchi gli spacciatori, come numerosi sono ormai i corrieri di stupefacenti sul campo che partiti dalla Calabria sono stati arrestati mentre trasportano stupefacenti in macchina verso Palermo, Catania o Siracusa. Gli investigatori sono certi che nel territorio siracusano circolino grosse somme di denaro destinati al traffico della droga con la copertura d’insospettabili imprenditori che preferiscono investire sul traffico degli stupefacenti: il rischio è grosso ma anche i guadagni sono ingenti.

Siracusa per lo spaccio della droga si “consorzia” dunque con la ‘ndrangheta ma resta in buoni rapporti con i clan di Catania. Gli arresti per il traffico della droga tra Siracusa e la Calabria, sono solamente un piccolo granello di sabbia nel grande universo degli stupefacenti. La droga sequestrata è appena il 10%. Nei fatti pratici, è stata sgominata solo una parte delle tante organizzazioni di grossisti e fornitori presenti nel territorio siracusano. I pusher in tutta la provincia si sono raddoppiati così come le squadre che in tutti i comuni della provincia si occupano della vendita al dettaglio della droga.

Ingente il sequestro di droghe registrato negli ultimi ventiquattro mesi e con un sistema dove a essere arrestati sono sempre incensurati, tranne che per il clan cosiddetto della Borgata azzerato in un’operazione di pochi mesi or sono; segno che l’apparato funziona a compartimenti stagni, e non è un caso che il punto d’appuntamento si trova “registrato” lungo l’arteria autostradale all’altezza dello svincolo tra Siracusa nord, Floridia e Priolo. Infatti, è Floridia, oltre che Lentini e Noto, dove si è registrato il maggior interesse all’ingrosso della droga, finanche con diversi omicidi da parte dei clan che si sono succeduti nel controllo del traffico e si sono affrontati in una guerra feroce e collegata direttamente al traffico della droga; a Floridia gli interessi per gli stupefacenti hanno un punto di forza economico non indifferente, dove a investire milioni di euro, sono da sempre gli usurai, o strozzini che dir si voglia, che agguantano ogni affare, anche sporco, dove poter lucrare dopo la crisi economica dell’economia, come una sorta di “borsino”. Il giro di moneta sull’affaire droga è indefinibile. Floridia con i suoi “banchieri” è un punto di riferimento certo e sicuro per corrieri e commercianti, che per motivi logistici s’incontrano in un luogo di passaggio più consono a regolare gli affari in gran segreto in una comune autostrada dove il transito riesce a nascondere i movimenti loschi. Di fatto, a Floridia si trovano i soldi per il rifornimento della droga.

I risultati che i magistrati inquirenti della Dda di Reggio Calabria riportano nei verbali e nei decreti, parlando di “traffici illeciti, dove trovano riscontro nei rapporti allacciati con esponenti della realtà criminale siciliana”. Molti sono stati nel passato i corrieri siracusani arrestati nel territorio di Messina provenienti dalla Calabria da parte di polizia e carabinieri con i rispettivi gruppi operativi antidroga in servizio a Siracusa, in collaborazione con i colleghi messinesi e calabresi.
È il porto di Gioia Tauro, dove arrivano le tonnellate di droghe dentro i containers a bordo delle navi in transito. I dati dell’antidroga parlano chiaro: in un anno la quantità di sostanze sequestrate è aumentata di oltre il 50 per cento, soprattutto a causa di quelle sintetiche. E i cartelli criminali, sempre più potenti e aprono nuove rotte, con oltre novantamila chilogrammi di droghe sequestrati nel 2016, un più 49 per cento rispetto all’anno precedente, e trentatré mila persone segnalate all’Autorità giudiziaria e con oltre venti mila operazioni antidroga. I dati della Direzione centrale per i servizi antidroga del Viminale fotografano l’Italia come uno dei poli principali della droga, per il consumo e soprattutto per il transito. Un paese in cui le organizzazioni criminali continuano a operare e a fare affari. E Siracusa è un buon terminal che fornisce anche l’Isola di Malta e a volte anche i paesi del Magreb.

Il fatturato del crimine in Italia. L’indicazione affiora tra le righe dell’ultimo rapporto di Unodc, “Una stima dei flussi finanziari del traffico di droga e di altri crimini organizzati transnazionali”, reso pubblico il 25 ottobre. Nelle 140 pagine del report i passi relativi all’Italia sono tanti. E tutti impressionanti. A partire dal dato più grave, il volume d’affari generato dal traffico di droga, di esseri umani e di armi e dallo smaltimento illegale dei rifiuti: 116 miliardi di euro l’anno, evasione esclusa. È l’equivalente del 7,7% del Pil nazionale, una cifra addirittura superiore alla media dei ricavi criminali nei Paesi in via di sviluppo (6,8%). Unodc giunge a questo risultato dall’analisi dei rapporti di varie organizzazioni, tra cui Sos Impresa, consorzio «di uomini d’affari riunitisi per difendersi dal racket mafioso». I numeri dell’associazione italiana sono superiori ai 116 miliardi segnalati da Unodc e toccano i 135 miliardi, l’8,9% del Pil. In Italia la piaga del crimine «è forse la più estesa in Europa. Nondimeno, quanto sono realistiche queste stime?», ci s’interroga nel rapporto. Lo sono, conferma Unodc, anche se leggermente inferiori a quelle di Sos Impresa di circa 20 miliardi. In pratica, l’Onu concede il suo imprimatur alle indagini dell’associazione anti-racket nata a Palermo nel ’91. In Italia, nel 2009, 60 miliardi di euro sarebbero stati garantiti ai criminali dal traffico di droga, 6 da quello delle armi, 15 dall’usura, 9 dal “pizzo”, 16 miliardi dalle “ecomafie”, 1,2 dal contrabbando, 7 da appalti e forniture. Le proporzioni del fenomeno criminale in Italia appaiono in tutta la loro gravità se confrontate con altri Paesi: tralasciando l’evasione fiscale, i proventi delle associazioni a delinquere negli Usa arrivano al 2,3% del Pil, all’1,2% nel Regno Unito, all’1,5% in Australia e all’1,3-1,7% in Germania e Olanda. Tutti ben lontani dal “record” italiano, ma guadagni comunque sicuri perché a livello mondiale «solo l’1% dei profitti del crimine ripuliti attraverso il riciclaggio vengono sequestrati e congelati».

Concetto Alota

 

 

 

 

 

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