Cronaca

Commissione Antimafia: il “Sistema Montante”, persecuzioni e spionaggio dei giornalisti della testata “Centonove”

Nella relazione conclusiva della Commissione regionale Antimafia presieduta da Claudio Fava, entra il caso del periodico d’inchiesta “Centonove” e del suo direttore Enzo Basso, giornalista scomodo contro i poteri forti.

Una sequela di pagine nella relazione della Commissione che diventa davvero difficile credere ai contenuti sui “buoni rapporti” con l’informazione, ma anche degli attacchi e le persecuzioni di giornalisti che non si sono sottomessi al potere e alle lusinghiere attrazioni fatali.

Scrive la Commissione Antimafia: “Nel suo rapporto con l’informazione, Montante mette in campo tutte le tecniche di seduzione (o di intimidazione): blandisce, compra, promuove, assume, ascolta, gioca di volta in volta ad fare da editore, finanziatore, datore di lavoro, commensale, ospite, confidente. Ma sa anche colpire: minacce, dossier, pedinamenti, indagini illegali, querele a volontà. La misura è semplice: gli amici sugli altari, gli ostili (o più semplicemente i cronisti che fanno il proprio mestiere senza chiedere permesso) sul libro nero. O in un dossier” (…).

 “Tu scrivi ed io ti controllo. Illegalmente, illecitamente, clandestinamente: ma ti controllo”. È quello che nei fatti accadde ai componenti della testata Centonove di Messina, divenuta ancora più scomoda avendo rivelato la notizia delle indagini a carico di Montante in anticipo di qualche giorno rispetto ai colleghi di Repubblica. L’editore e direttore del giornale, Enzo Basso, ha spiegato alla Commissione come venne a conoscenza di tale attività investigativa.

Basso: Un giorno che ero a passeggio con il mio cane incontrai un avvocato di cui non ho difficoltà a fare il nome, che si chiama Ugo Colonna, lo vidi particolarmente stanco e mi ha detto «vivo a Torino perché seguo molti pentiti di mafia però da un po’ di tempo sono costretto ad andare a Caltanissetta perché difendo più pentiti che stanno parlando di Montante».

Fava, presidente della Commissione. L’epoca di questo incontro?

Basso. Non c’era ancora nessuna notizia sul caso Montante se non alcune mie perplessità sul personaggio… Uscì due settimane dopo una notizia breve nella rubrica che si chiamava “Top secret”. Mi colpì la determinazione dell’avvocato Colonna perché mi ha detto « del personaggio non si può parlare perché è Commissione Antimafia ARS: Il “sistema Montante”.

Adeguatamente pericoloso e legato ai servizi” può essere solo una battuta, anche se i legami di Montante con i vertici dell’AISI e con il suo direttore Esposito sono un capitolo centrale del processo in corso a Caltanissetta nei confronti di Montante. Casagni, comunque, un giornale su cui scrivere di Montante lo trova: Centonove. Tocca sempre all’editore Basso arginare le pressioni che arriveranno ad ogni nuovo articolo. (…)”.

Basso. “Continuavano ad uscire gli articoli di Casagni e io continuavo ad essere invitato a cambiare strada. Una volta fui invitato da Crocetta per un chiarimento a Piazza Cairoli a Messina e mi ha detto: «ma lo sai che il giornalista Casagni è vicino all’imprenditore Di Vincenzo e rappresenta la mafia e ti stati prestando a un gioco mafioso».Mentre Crocetta parlava ho preso il telefono e gli ho passato a Casagni. Gli ho detto: spiegaglielo a lui. (…) Via via che sono venute fuori tutte le notizie che riguardavano Montante, si è capito che ci si trova di fronte a una lobby di potere molto ben strutturata che aveva un livello politico e diramazioni che passavano dai sindacati per arrivare poi negli apparati statali”.

“Un altro dei giornalisti della redazione di Centonove spiati è la giornalista Graziella Lombardo. Evocando nelle sue risposte il tenore di molte delle dichiarazione del collega Basso, la Lombardo ha riportato alla Commissione anche le perplessità già espresse all’Ordine dei giornalisti di Sicilia in relazione alla sua scelta di indicare nell’avvocato Nino Caleca il legale di riferimento dell’Ordine per i contenzioni riguardanti i giornalisti. Perplessità, spiegava la Lombardo, legate al fatto che l’avvocato Caleva faceva parte del collegio difensivo di Antonello Montante, e che molte delle cause su cui l’Ordine era chiamato a dare assistenza erano proprio querele sporte da Montante, o dai suoi sodali, nei confronti di giornalisti siciliani”. (…).

Ai più attenti non è sfuggito il caso dello storico settimanale messinese “Centonove” e del suo editore e direttore, Enzo Basso. Sfogliando questa cattiva storia, troviamo le tracce dello spionaggio e depistaggio messo in piedi dal “Sistema Montante”, e poi una lunga Odissea tra i vicoli deviati della giustizia che l’imputato principe alla fine si scopre che non è colpevole. Enzo Basso è il capo di quella coraggiosa redazione, rea solamente di aver denunciato in lungo e in largo per la Sicilia dei gattopardi, il malaffare della politica e dei poteri forti che la governano da sempre, cambiando solo la facciata e la denominazione.

Nella terra di Sicilia, dove sono stati assassinati dalla mafia tanti giornalisti coraggiosi, il diritto di essere informati dai cronisti che portano avanti con sacrifici e tanti rischi il giornalismo più scomodo peri i potenti, quello d’inchiesta, è severamente vietato dai poteri forti e ostacolato dai servizi segreti privati, cosiddetti deviati. A differenza del passato, oggi si contrappone la forza dominante dei poteri forti, trasversale al governo dello Stato democratico della terza e quarta Repubblica, dove per i guai e i pochi meriti la tentazione di giornalisti che vogliono far finta di non sapere, sono davvero, purtroppo, tanti. Meglio scegliere un padrone, politicante, affarista, facilitatore, traffichino, se è pure editore, ancora meglio.

Pur tuttavia, negli ultimi anni si è diffusa una certa condizione di libertà e di denuncia che si sovrappone all’omertà diffusa di un passato dominato dalla cultura para-mafiosa. La Sicilia diventa officina di rivoluzione. Una diagnosi fugace a noi vicina rapporta il “Sistema Montate” e il “Sistema Siracusa”, che alla fine come le rette parallele all’infinito si somigliano, ma solo in teoria si toccano. Entrambi quei sistemi sono illegali e sono in azione da anni, ma si scoprono solamente dopo tanti anni e per le mere condizioni in cui si scontrano equilibri di potere e interessi diffusi a Milano, Roma, Catania, Siracusa, Messina, Caltanissetta, Palermo e Agrigento che grazie ai collaboratori di giustizia, vengono a galla corruzioni a ventaglio, depistaggi, dossieraggi e associazioni per delinquere, in cui sono coinvolti politici, magistrati, giudici, avvocati, giornalisti, imprenditori, uomini delle forze dell’ordine e dei servizi segreti, amministratori d’industrie, manager e via discorrendo. Insomma, tutte le categorie che contano nella vita sociale dell’Italia moderna.

Nei processi nelle aule dei tribunali il più delle volte siamo abituati ad ascoltare il pubblico ministero a fare la richiesta di condanna per gli imputati; questa volta l’invocazione del sostituto procuratore generale di Messina, Vincenza Napoli, è stata quella di assolvere Enzo Basso editore e direttore del settimanale “100nove”. La Corte di Appello presieduta da Alfredo Sicuro assolve il giornalista Enzo Basso dalla grave accusa di appropriazione indebita con la motivazione chiara e inequivocabile: “Perché il fatto non sussiste”.

Enzo Basso è un veterano e una stella luminosa del giornalismo siciliano. Nato a Ramacca, in provincia di Catania, il 3 maggio 1961, Vincenzo Basso vive a Messina ed è giornalista professionista iscritto all’Ordine di Sicilia dal 1987. Una lunga carriera costruita con la passione nell’anima per il giornalismo d’inchiesta. Ama dire ai suoi allievi: ogni parola deve essere una notizia. Fondatore ed editore del settimanale “Centonove” era accusato, nella qualità di amministratore unico e legale rappresentante della società “Editoriale Centonove Srl”, di essersi appropriato indebitamente di alcune migliaia di euro, ma sia i magistrati sia i giudici non hanno ravvisato nella sua condotta comportamenti fraudolenti.

L’inchiesta portò anche al sequestro preventivo e messo all’asta.

 Il settimanale “100nove” nato 30anni fa con tanta storia giornalistica, inchieste e cronaca a ventaglio, ma non fu nominato un direttore responsabile quindi, il giornale sospese inevitabilmente le pubblicazioni che coprivano tutta la Sicilia.

Tutto questo fa parte dell’inchiesta principale. La successiva indagine che portò all’arresto del giornalista con l’accusa di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e frode fiscale, partiva da questa prima indagine ed è stata rinviata stranamente al 20 febbraio. In quell’occasione fu sequestrato preventivamente e messo all’asta il settimanale “100nove”.

Nell’aprile scorso il Gup del Tribunale di Messina, Monica Marino, aveva disposto la scarcerazione di Enzo Basso dopo 178 giorni di carcerazione preventiva ai domiciliari sui 180 previsti, dopo l’accertamento, da parte del pubblico ministero Antonio Carchietti, della presenza di una firma falsa sull’interrogatorio di garanzia. Circostanza, questa, che lo stesso Pm che immediatamente si è premunito di segnalare alla Procura della Repubblica, assieme alle risultanze della perizia calligrafica. Così, le motivazioni ” il fatto non sussiste” percepiscono lo sciogliersi come neve al sole di tutto il teorema accusatorio. Spariscono i 24 capi imputazione dell’altro processo, che si doveva svolgere il 2 ottobre, tutti basati su quell’indagine oggi bollata come insussistente. Ma il caso vuole che quel processo sia stato rinviato al prossimo 20 febbraio. Aspetteremo.

In primo grado Enzo Basso era stato condannato a 6 mesi e 600 euro di multa per il mancato passaggio dalla editoriale Centonove alla Consultant srl di un pagamento di 12 mila euro, versati dalla Regione Siciliana per la fornitura del servizio di rassegna stampa. E la domanda sorge spontanea: il suo arresto ha decretato, dopo il sequestro preventivo di “100nove”, piaccia oppure no, per 30anni ha confermato lo stile classico e del coraggio della libertà d’informazione in Sicilia.

La redazione di Centonove entra anche nell’interesse del “Sistema Montante”. Spunta nelle carte e nei file sequestrati nella “stanza segreta” trovata a casa di Antonello Montante, dagli investigatori che durante la perquisizione trovarono altri documenti e pen-drive che riguardano il territorio di Messina. Tra i tanti “spiati” per conto di Montante c’era anche il settimanale messinese “100nove”, intercettati Enzo Basso e la direttrice del settimanale dell’epoca, Graziella Lombardo.

Non è la prima volta che gli editori di una testata giornalisti sono coinvolti e fortemente attaccati perché diventati scomodi. In una terra martoriata e in perenne lotta tra essere mafiosi o persone oneste, è la regola. La chiusura del giornale “100nove” ha portato la sospensione forzata delle pubblicazioni. Cosa o chi c’è dietro questo disastro di tante persone e della libertà dell’informazione, tra tanti silenzi e omissioni, come la firma falsa e tutto il resto, è ancora da scoprire, ma potrebbero esserci degli “errori”. La perizia calligrafica del perito di parte avrebbe permesso di accertare che si tratta di una firma falsa, ma insiste il massimo riserbo su tutta la vicenda.

Infatti, dopo sei mesi agli arresti domiciliari, Enzo Basso torna in libertà. Il Gup del Tribunale di Messina accoglie la richiesta di scarcerazione del suo legale, ma viene fuori il giallo della firma falsa apposta sul verbale dell’interrogatorio di garanzia. Basso, sarebbe stato messo sotto torchio per sei ore dagli inquirenti senza la presenza del suo legale. Alla fine dell’interrogatorio in calce al verbale vi sarebbe apposta la firma di Basso, ma sarebbe falsa. Chi ha apposto quella firma falsa? A fare luce sull’accaduto potrebbe essere la Procura di Reggio Calabria. Infatti, negli ambienti giudiziari non si esclude l’apertura di un fascicolo da parte dei pm della Procura di Reggio Calabria, competente per territorio, per fare luce sulla vicenda. E forse servirà un altro processo e tanta voglia di Giustizia per sapere la verità.

Concetto Alota

 

 

 

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