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Demolizione ponte dei Calafatari, la difesa dei tecnici del Comune

“La demolizione del ponte dei Calafatari non è una decisione assunta in fretta e furia ma era stata ipotizzata già quindici anni fa”. Con queste parole il capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Siracusa, ingegnere Natale Borgione, interviene sulla questione relativa al ponte di collegamento tra Ortigia e la terraferma, demolito nel dicembre scorso, per il quale il procuratore capo Francesco Giordano ha delegato gli investigatori del Nictas ad eseguire indagini con l’acquisizione di documenti ed elaborati tecnici.

L’ingegnere Borgione ha seguito tutte le fasi propedeutiche alla demolizione ma ancora prima tutte le vicende legate alla condizione del ponte Umbertino e di quello dei Calafatari. “Nell’anno 2000 – afferma – è emersa la necessità di eseguire dei controlli allo storico ponte Umbertino, perché presentava i segni del deterioramento, come è emerso dai carotaggi eseguiti in quella circostanza. Per l’esecuzione dei lavori, che si sono completati nell’ottobre 2001, era necessario chiudere al transito il ponte e appoggiare tutto il traffico quotidiano su quello dei Calafatari anche per garantire una via di fuga dal centro storico. Da quel momento, è stato avviato uno studio per verificare se si dovesse investire denaro per la ristrutturazione del ponte dei Calafatari oppure pensare di realizzare un nuovo manufatto. La scelta cadde su questa seconda ipotesi e per tale motivo nacque il ponte di Santa Lucia”. Il riferimento dell’ingegnere Borgione era all’esigenza di ristrutturare il ponte dei Calafatari garantendo la prosecuzione della strada verso il Ribellino e i Marinaretti, oppure se realizzare un terzo ponte su via Malta.

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