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Economia e Industria: il popolo e la politica sotto il controllo dei poteri forti

 

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Il mondo è in mano alle multinazionali dell’economia e la politica ubbidisce, mentre il popolo è schiavizzato. La prova di tale siffatta condizione, è la realtà nella zona industriale siracusana, dove se non facciamo nulla, in breve diventeremo tutti schiavi dei padroni dei veleni che ci intossicano da mezzo secolo. Stanno distruggendo il mondo, la vita in generale, avvelenando e sfruttando sempre più i cittadini ignari e i lavoratori pagati sempre meno.

Nemmeno la magistratura è riuscita a fermare il genocidio creato attraverso l’avvelenamento dell’aria, della terra, del mare e dell’acqua. Tumori, cancri, disperazione. I poteri forti ci annebbiano il cervello con la paura della perdita del posto di lavoro, di terrorismo, di crisi economica che controllano e che creano paure creati da loro stessi, e intanto accentrano ricchezza e potere nelle loro poche mani. Ricattano e corrompono. E noi tutti tiriamo avanti come pecore al macello. Ci viene incontro la rivoluzione come arma democratica contro la tirannia disistema, così come contro ogni potere economico e politico che ecceda ai suoi limiti e ponga l’arbitrio al posto delle regole della legge; il popolo ha il diritto di ricorrere alla resistenza attiva e alla forza con tuti i mezzi a disposizione. In questo caso la resistenza non è ribellione perché è piuttosto la resistenza contro la ribellione dei governanti alla legge e alla natura stessa della società civile.

Il popolo diventa giudice dei governanti e in qualche modo si appella al giudizio della verità incontrovertibile, oggi negata miseramemte dalle potenze del mondo. La disobbedienza civile è per tutti gli esserei umani un riconoscimento al diritto alla rivoluzione, di rifiutare l’obbedienza cieca, e di opporre resistenza ai governi, quando la tirannia o l’inefficienza siano scollegati dal vivere civile e intollerabili. Siamo, in Europoa, tutti figli della Rivoluzione Francese.

Non si può negare che l’odierno sistema politico-istituzionale, oltre la coltre della sua apparente democraticità, stia devastando intere fasce della popolazione, abbandonato il popolo alla desolazione. I governi e le classi dirigenti si appoggiano non sul diritto, e nemmeno sopra una parvenza di giustizia, ma sopra una organizzazione così ingegnosa, grazie ai progressi della scienza, che tutti gli uomini sono presi in un cerchio di violenza dal quale non hanno alcuna possibilità di uscire. I partiti tradizionali hanno perduto la loro ragione d’essere e appaiono sempre più dei comitati d’affari che centri di rappresentanza della sovranità popolare, entrati a forza nel comando della vita economica e sociale, diventando complici dei poteri forti.

Per il francese Georges Sorel, teorico del sindacalismo rivoluzionario, “Uomini d’affari e politicanti non sanno niente della produzione, e tuttavia si ingegnano per imporsi ad essa, mal dirigerla e sfruttarla senza il minimo scrupolo: ritengono che il mondo rigurgiti di ricchezze abbastanza perché si possa comodamente derubarlo, senza sollevare troppo gli strepiti dei produttori; tosare il contribuente senza che questi si rivolti: ecco l’arte del grande uomo di Stato e del grande uomo d’affari. Hanno una scienza tutta particolare per fare approvare le loro furfanterie dalle assemblee deliberanti; il regime parlamentare è truccato allo stesso modo delle riunioni di azionisti. Probabilmente è per via delle affinità psicologiche, derivanti da questi modi di operare, che gli uni e gli altri si intendono in maniera tanto perfetta: la democrazia è il paese della cuccagna sognato da uomini d’affari privi di scrupoli. Sono passati più di cent’anni da quando Sorel descriveva la “sua” realtà, che è anche ed ancora la “nostra”.

Concetto Alota

 

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