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La Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza e gli aspetti di un territorio dagli interessi diffusi

POTENZA – La Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza è composta da due pubblici ministeri, Laura Triassi e Francesco Basentini, ed è coordinata dal Procuratore capo della Repubblica Luigi Gay.
Lo spaccio di stupefacenti è l’attività criminale maggiore nel territorio potentino, mentre in provincia di Matera insiste la preoccupazione di alcuni eventi violenti intimidatori registrati nel passato ai danni di molte aziende. Un interesse meritano i reati ambientali, particolarmente diffusi e perseguiti nel territorio dalla Dda e dove è spesso diretto la relazione allo sfruttamento del ricco sottosuolo dell’area Val d’Agri, da dove è scoppiata l’inchiesta “petrol-gate del centro olii di Viggiano.

Sono questi alcuni dei passaggi significativi riferiti alla Basilicata, presenti nella “Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale antimafia, in uno alla Direzione Nazionale Antimafia”.
Restando alle inchieste sull’ambiente, così era scritto nell’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia: “…pendono complesse indagini coperte dal segreto investigativo che riguardano una presunta attività illecita di smaltimento rifiuti svolta presso il Tecnoparco, impianto utilizzato anche dal Centro oli di Viggiano di Potenza di proprietà di Eni per lo smaltimento di liquidi derivanti dalle attività estrattive”. Un capitolo riguarda il Lagonegrese, area “…un tempo ritenuta avulsa da infiltrazioni mafiose, e che oggi si inquadra come “rotta obbligatoria” per il traffico di droga e armi – in riferimento al tratto lucano dell’autostrada A3 e come luogo di passaggio tra Campania,  Basilicata e Calabria – e per “l’attività estorsiva” per i lavori di ampliamento della Salerno-Reggio Calabria, con una “stabile infiltrazione nel territorio della ‘ndranghetese calabrese attraverso personaggi della zona: ulteriore attività investigativa, coperta dal segreto istruttorio, conferma importanti forme di infiltrazione della ‘ndrangheta calabrese nella stessa zona”.
Nel Potentino è operante il clan “Riviezzi”, “storicamente insediato nel territorio di Pignola”, ma che ha “ormai esteso la sua influenza” nel capoluogo lucano, anche con “alleanze con il clan ‘Martoranò”, mentre nel Vulture Melfese è “attiva la presenza di alcuni esponenti del clan ‘Cassottà”. L’attività principale è lo spaccio di droga, con alleanze con i gruppi criminali delle regioni limitrofe. Nel Materano, infine, l’elemento più “preoccupante” riguarda il numero di atti incendiari e intimidatori nella zona jonico-costiera “ricca di insediamenti turistici e di aziende agricole”. E’ stata in ultimo segnalato un procedimento “sempre coperto da segreto investigativo” – su un’inchiesta dello scorso dicembre che riguarda un’estorsione ai danni di un imprenditore materano che opera nel settore dell’energia – da cui emergono anche “oscuri collegamenti dei personaggi coinvolti nella vicenda con la criminalità mafiosa campana e calabrese”.

Ma ora, la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, è sotto le luci della ribalta internazionale per lo scandalo dei petroli. Inchiesta, che, come abbiamo scritto in altro articolo, per quel che concerne la Sicilia, rimane per il momento di pertinenza della procura distrettuale antimafia di Potenza con la collaborazione informativa di quella di Catania, Caltanissetta e quella ordinaria di Siracusa, compreso il filone giudiziario che riporta l’attività nel porto di Augusta, e che ha inguaiato Gemelli e Lo Bello, insieme ad altri personaggi a cui ogni giorno si aggiungono altri nomi noti.

Concetto Alota

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