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L’esperienza di un ingegnere meccanico netino in Iraq

Lo incontriamo in un caldo pomeriggio netino, l’estate ormai sta quasi per finire ed anche le sue vacanze in famiglia con la bella fidanzata tedesca. Lui è Vincenzo Carpano, 35 anni nato e cresciuto a Noto, ma dopo la laurea in Ingegneria Meccanica, conseguita nell’aprile del 2006, gira il mondo grazie alle sue specializzazioni in una branchia competitiva ed affascinante al tempo stesso. Parliamo del settore petrolifero nella sua primissima fase, distillazione del petrolio con grado API 42, ultraleggero ed ultraraffinato. Lui stesso ci racconta il suo percorso professionale. “Dopo due mesi dalla laurea, con tesi basata sugli algoritmi euristici per il Group Scheduling, ebbi la prima opportunità lavorativa ai poli industriali petrolchimici di Priolo ed Augusta. Il mio lavoro era la progettazione , fabbricazione e messa in opera di caldareria industriale”. Ma il giovane Carpano mostra subito un indole indoma e desiderosa di esperienze ancora più sofisticate in ambito strettamente professionale, ma anche di confronto umano e culturale.”Decido di lasciare la Sicilia ed approdo a Parma, dove entro in contatto con aziende multinazionali. Arriva un’altra opportunità e migro verso la steppa del Kazakhstan, alla corte delle regine della oil and gas, e cioè Chevron, americana, British gas, Lukoil, russa, l’Eni. Un’esperienza avvincente- ricorda Vincenzo Carpano- ma anche dura e ricca di sfide, vinte con altri professionisti provenienti dall’America e dall’Inghilterra, anche con esperienze trentannali. Le lingue imposte sono l’inglese e il russo. Le condizioni climatiche sono al limite della sopportazione umana, nell’inverno siberiano spesso si scende al di sotto dei 50 gradi Celsius”. Quattro anni dura questa esperienza e sicuramente è quella che lo forma e lo lancia definitivamente nel settore dell’ingegneria con tale specializzazione, in tutto il mondo. Così affronta
una breve esperienza in Siberia ed un anno in Germania, nella raffineria della più importante compagnia mondiale, la Royal Dutch Shell, per condurre un progetto di interconessione tra le due raffinerie attraverso il letto del fiume Reno. “Il desiderio di Oriente e di estremo, però, era solo sopito. Così raccolgo una nuova sfida, l’Iraq. E qui davvero sto affrontando di tutto. Abbiamo le scorte armate attrezzate anche di vetture capaci di resistere ad eventuali attentati o esplosioni”. A tutti è nota la situazione politica di questi Paesi. I notiziari quotidiani provano a spiegare e raccontare quanto accade, ma la sua è davvero esperienza di chi lavora in quei territori a rischio e pericolo in ogni momento. Qual è la tua giornata tipo? “
La sveglia suona alle 5, faccio 10 chilometri di corsa tra i pozzi petroliferi per prerarmi alla giornata di lavoro, sempre piena di problematiche ed emergenze diverse che devo risolvere in tempi certi ed immediati, pena la mancata produzione di petrolio e la conseguente ripercussione sull’intera budget. Dopo un pasto caldo, la seconda parte della giornata scivola via tra le riunioni con i managers. Poi c’è il tempo solo per me. Ma non immaginate una vita sociale, li si vive barricati dentro la struttura controllata da guardie locali e da contrattisti espetriati. Così posso solo leggere un buon libro, affidarmi al caro telefono VOIP per comunicare con il resto del mondo e informarmi su quanto accade e sui possibili scenari internazionali”. Ma perchè tutto questo? “Perchè sono assolutamente consapevole che per migliorare il mio percorso professionale e raggiungere il top dell’ingegneria industriale occorre fare questo tipo di esperienze. Fortuna che ho una famiglia splendida che mi incoraggia e mi supporta e che vengo a trovare ogni due mesi, circa”.
La determinazione, ma soprattutto la grande professionalità di questo ingegnere netino che si sta facendo valere al cospetto di colleghi di altre nazionalità, non è sfuggita ai grandi investitori che su di lui stanno proprio puntando. “Trascorrerò tre settimane a Dubai per partecipare ad un Corso di alta specializzazione sulla protezione catodica. Questo aggiungerà nuove importanti conoscenze al mio bagaglio professionale personale”. Non si ferma Vincenzo Carpano, non ne ha alcuna intenzione, ma tutte le volte che torna in Sicilia e nella sua Noto pensa ai giovani di questa terra, così lontana da un mondo che corre velocemente, troppo velocemente, e vorrebbe in qualche modo essere da sprone, da modello così ci affida un pensiero.
“Il percorso  di crescita professionale avviato nel decennio dopo la laurea, in ambienti multiculturali, in zone remote ai limiti della civilizzazione, della sicurezza personale, l’essere costretti a vivere ed operare scortati militarmente, nel massimo rispetto degli usi e costumi locali, in condizioni proibitive, rappresenta una palestra di vita volta a scoprire se stessi fino in fondo. A spostare l’asticella più in alto e scoprire come i limiti esistono solo per essere superati, le sfide per essere vinte e le regole per essere rispettate. Io dico ai giovani che si affacciano nel mondo del lavoro, siate curiosi, siate determinati, siate pronti e celeri, il tempo stringe; la globalizzazione offre ai professionisti competenti, cosmopoliti delle opportunità irripetibili, siate pronti a coglierle, a prendervene cura, rendendo proprie le esperienze di vita, a vivere fino in fondo le emozioni forti, ad apprendere i know how. Abbiamo l’obbligo di trasferirli ai nostri figli ed alle generazioni che verranno. Per un mondo nuovo, migliore in cui si badi al sodo e non al contorno che opacizza”. Avete letto bene, lui ha solo 35 anni ma ha già incontrato il mondo ed accanto alla sua crescita professionale vorrebbe che questa non fosse solo sua ma di quanti vogliono affrontare la sfide di un mondo che cambia e chissà che non possa realizzare anche questo di desiderio, insieme agli altri che tiene in serbo per sè.

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