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Noto, si torna a parlare di Cesare Mori, il Prefetto di ferro che sconfisse la mafia

Quali vere logiche si seguono per formare la memoria di un popolo? Come si tramandano fatti e personaggi e quanto sono aderenti alla realtà? Domande che ci sono sorte spontanee a margine della presentazione del libro “Con la mafia ai ferri corti” di Cesare Mori, ospitata dalla libreria non conforme Aeropoema e CasaPound aNoto, sabato scorso. L’interessante testo, di quasi un secolo fa, ormai quasi introvabile, ha ricevuto nuovo slancio, proprio nell’estate scorsa, grazie alla ristampa voluta da Francesco Paolo Ciulla: “Quando ero bambino mio padre mi parlava di Vito Cascioferro, capo mafia di Bisacquino, diventato famoso per il delitto del detective italo americano Joe Petrosino, ma soprattutto mi parlava del prefetto Cesare Mori e di come in una notte con una retata, che coinvolse i paesi limitrofi, bonificò il territorio dalla presenza della criminalità organizzata e senza tema di smentita posso affermare che in alcuni paesi la bonifica ancora oggi permane. In tutti i libri che parlano di mafia viene citato o riportato in bibliografia questo libro che Mori pubblicò, ma dalla data della sua prima uscita, nessuno ha mai pensato di ripubblicarlo. Avendo avuto la fortuna di averne una copia originale dell’epoca fra le mani, ho pensato di farne una nuova edizione, con l’aggiunta di un saggio introduttivo diNunzio Lauretta, una postfazione del profondamente siculoPietrangelo Buttafuoco,una appendice fotografica di foto e documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Pavia e messi a disposizione dai tanti amici che mi hanno fornito con entusiasmo il loro materiale ed il loro aiuto, una cronologia, principalmente dedicata a Cesare Mori,con qualche incursione in vicende postume che ho ritenuto interessante aggiungere perché collegate alla storia dell’antimafia ed alla mia esperienza personale, una bibliografia, per la maggior parte estrapolata dal lavoro del professore Giuseppe Tricoli “Il fascismo e la lotta alla mafia”. E proprio gli storici Francesco Paolo Ciulla e Nunzio Lauretta sono stati i relatori del pomeriggio a Noto, introdotto dal Responsabile locale di CasaPound e Presidente dell’Associazione Aeropoema Andrea Insenga Azzaro:“L’appuntamento più importante considerato che ci riguarda davvero da vicino”. Tanti i presenti, appasionati dalle interessanti relazioni dei due storici con i quali si è potuto anche mettere a confronto, con spunti davvero stimolanti, la lotta alla mafia firmata Cesare Mori e quella più recente condotta dai magistrati, poi vittime del sistema che hanno provato a scardinare. “Mori colpisce ed annienta con un’azione che si pone decisamente all’avanguardia di ogni tipo di lotta alla mafia”. Spiega Ciulla con un’altra potentissima riflessione sulla fine della guerra “Dal 1943 diventa tutto nebuloso e nel ’45 la Sicilia si autoconsegna ai vincitori, in cambio di intoccabilità e di piena libertà d’azione, paradossalmente si tornerà a sentire il termine mafia negli anni 60. Pensate l’assurdo”. La figura, il suo impegno, i metodi, a volte stravolti dalle cronache del tempo e soprattutto da chi ha raccontato questa storia negli anni successivi, riacquistano forza e verità. “Il Cesare Moriche viene fuori è un Mori a tutto tondo; un vero Uomo di Stato che non vuole “il carcerato” ma vuole il cittadino sottomesso allo Stato, dove lo Stato però sia forza e tutela di ciascuno”, spiega il professore Lauretta. “Azione efficace prima di tutto perché Mussolini gli diede ampi poteri, e perché lo Stato era assolutamente al suo fianco, permettendo alla sua capacità ed alla sua fermezza di liberare la Sicilia dalla cappa della mafia sino al 1929 quando per raggiunti limiti d’età di servizio ( 35 anni ). A differenza di quanto viene spesso omesso dalla storia con Cesare Mori il diritto era sempre garantito”. Tante le curiosità dei presenti formulate ai due relatori che non si sono sottratti all’interessante dibattito scaturito e concluso con una bellissima pagina della presenza di Mori in Sicilia, il discorso rivolto alle donne di Gangi, paese in cui proprio l’1 gennaio del 1926 compì una delle sue tante azioni, in un paese roccaforte di numerosi gruppi criminali, che si recarono a Palermo per omaggiare il Prefetto con uno scapolare in seta. “A voi signore elettissime che dalla provata e generosa Gangi qui veniste in atto di suprema gentilezza ad onorarmi di un gesto squisitamente femminile, che parla all’anima la mistica parola d’un sacro rito simbolico. A voi donne, nobilmente e santamente donne, che nel nome delle donne di Gangi veniste a portare in questa maschia adunanza, corsa dal fremito del vigile d’arme, una luce raggiante di dolcissima poesia, io affermo anzitutto solennemente qui che il tempo degli incubi, delle ansie, delle angosce, degli improvvisi lutti sanguinosi è finito per sempre (la folla assurge in piedi acclamando vivamente l’oratore). E a voi mi inchino reverente ringraziandovi commosso, e rendendo in voi il mio più alto omaggio alla purissima, immacolata e fiera femminilità siciliana che lustra questa terra generosa di madri eroiche e di spose esemplari”.
Emanuela Volcan

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