Schianto mortale in autostrada, mancavano le protezioni dopo 30 anni il Cas dovrà risarcire gli eredi con oltre 1,5 milioni
Chi gestisce un’autostrada non può limitarsi a rispettare le norme tecniche previste, ma deve anche valutare i pericoli concreti e adottare le misure necessarie a proteggere chi viaggia. La pronuncia della terza sezione civile della Corte di Cassazione presieduta dal giudice Giacomo Travaglino ha fissato un criterio che supera una lettura meramente formale degli obblighi di sicurezza. E gli eredi di un automobilista morto in un incidente sulla Messina-Catania, vicino a Giarre, dovranno essere risarciti dal Consorzio per le autostrade siciliane. Una causa iniziata dopo il tragico schianto ad ottobre del 1996, passata attraverso due decisioni sfavorevoli ai familiari e arrivata fino alla Cassazione, che ha ribaltato l’impostazione giuridica seguita nei precedenti giudizi. La Corte d’appello di Messina, chiamata a riesaminare il caso alla luce di quei principi, ha infine riconosciuto agli eredi un risarcimento di oltre un milione e mezzo pari al 50% del danno patito. La responsabilità di chi gestisce una strada non si ferma all’asfalto e alla carreggiata: comprende le banchine, le scarpate, le cunette e gli altri elementi che, in determinate condizioni, possono trasformarsi in fattori di rischio. Il punto non è imporre un guard-rail lungo ogni tratto autostradale. È necessario, piuttosto, verificare se le caratteristiche concrete della strada richiedano protezioni e se queste avrebbero potuto evitare l’uscita dalla carreggiata o almeno ridurre le conseguenze dell’impatto. Il dovere di custodia comporta la responsabilità di controllare le condizioni delle pertinenze. La presenza di una scarpata rocciosa, di una banchina o di un ostacolo laterale non può essere considerata irrilevante soltanto perché appartiene al paesaggio.



