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Siracusa: la politica tra scontro e fallimento

La politica siracusana si è momentaneamente auto-annullata dai problemi causati dall’inefficienza in cui si è infilata senza colpa e senza peccato, almeno apparentemente. E senza troppe illusioni il futuro politico, economico e sociale del territorio siracusano si presenta peggiore rispetto all’attuale; infatti, una parte ben individuata vuole correre ai ripari per salvare un’operazione che nasconde interessi sui terreni, dove allocare il nuovo ospedale generale siracusano, dopo una serie di fallimenti per “operazioni” al rilancio nella passata tornata amministrativa.

Tuttavia, il senso di solitudine politico-amministrativo è da tenere da conto in una riflessione profonda e un “mea culpa” da parte delle fazioni politiche che hanno governato il Vermexio e che sono ora ritornati in terza persona. Non c’è stata la necessaria reazione al momento giusto aspettando di contro troppo tempo prima di ribellarsi. Perché oggi, molto più che nel passato, anche di recente i cittadini si sentono abbandonati da un direttorio politico mescolato e attaccato alle poltrone peggio di prima. Di fronte alle istituzioni e alla politica del rigore, il vigore e la passione dimostrata appare di poco conto, rispetto al dovuto netto e a quello necessario per contrastare l’attacco arrivato da più fronti prima di capire che si trattava di una guerra vera invece di una semplice e normale battaglia.

Nel passato gli attacchi d’ordine giudiziario sono stati di livello delinquenziale molto alto. Ma questa partita che si sta giocando ora è nella logica dei messaggini attraverso i Media e i Social e non sarà certamente risolutoria nei confronti di chi ha mancato, mentito, approfittato, e che sono per il momento solo incolpati in attesa dell’inchiesta della magistratura, sia per la Piazza D’Arme del Maniace, sia per l’abbandono della città tra i rifiuti. È quasi impossibile resistere per la diffusione degli interessi che sono venuti a galla un tantino alla volta: i giganti cattivi contro tanta brava gente, libera onesta e democratica.

D’altra parte, i siracusani si sentono sempre più lontani dalla politica. Questo non può e non deve significare di non aver parte attiva nella complessa questione che ha coinvolto pericolosamente tutti i partiti nel quadro istituzionale, liste civiche compresi in un gioco al massacro viziando l’ultima competizione amministrativa. Insiste il cambio di casacca obbligato e oggi più che mai appare come un mercato delle vacche e non un dettame democratico della politica che si definisce tale nel silenzio in cui si nascondo gli interessi dei poteri forti, in connubio con i rappresentanti eletti dal popolo. È la regola della democrazia parlamentare che rappresenta chi ha eletto gli attuali amministratori, nel nostro caso.

Non si può aspettare supinamente un Colpo di Stato portato avanti dai poteri forti e rassegnarsi alle buone maniere della democrazia senza capirne il perché. Lottare è vincere, arrendersi è morire. Ormai non si stima più nessuno. Una conferma del clima di sfiducia che mette apertamente in discussione la democrazia rappresentativa locale, è palese. Interpretata, in primo luogo, proprio dai partiti, movimenti e cespugli che a Siracusa sono ormai troppi e tutti in confusione. Ma al di là della mera ridicola polemica, frutto di una sub-cultura che ci rende schiavi di noi stessi, colpisce la velocità con cui sta crescendo la sfiducia verso i soggetti politici e le istituzioni locali. Insomma, maggioranza e minoranza fino alla prossima prova contraria, devono farsi carico di riportare l’ago della bilancia in primo piano per la risoluzione dei problemi dei cittadini tutti, segnando una linea di demarcazione tra il passato e il presente, per costruire un futuro certo e migliore di quello che si prospetta dopo gli attacchi dei poteri forti al portafoglio dei siracusani onesti che, fortunatamente, sono ancora tanti.

Concetto Alota

 

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