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Società. Inquinamento selvaggio tra politica in difficoltà, industrie che traccheggiano e pseudoambientalisti in cerca d’autore

In un’epoca che nega la verità incontrovertibile, il fenomeno degli ingannatori falsi profeti, fasulli paladini dell’antimafia o fallaci pseudoambientalisti con geniali slogan aprono le porte alla demagogia e alla strumentalizzazione facile in attesa della “mala-giocata” per apparire e non essere in un turbine di narcisismo, a volte e non sempre per fortuna, celato dietro mentite spoglie.

Il Web si è trasformato in un valido contenitore d’informazioni a strumento di cronaca immediata, in cui la visione della notizia diventa all’istante post. Circolano su Social immagini con allo sfondo notizie e condivisioni sulla difesa dell’ambiente, con posizioni di nuovi paladini dell’ambiente accaniti e convinti che veicolano informazioni di continua su tutto quello che succede nel mondo, creando una forza mai prima d’ora messa in campo. Personaggi in cui si avverte un individualismo resistente senza la voglia di mischiarsi all’etnia ambientalista di professione, con gruppi e comitati che sono nati come funghi. Due profili differenti: il primo fermo nel proprio convincimento che sforna notizie di continuo e crea un positivo messaggio nella pubblica opinione contro l’inquinamento selvaggio, il secondo in una girandola di atti e dichiarazioni con allo sfondo la sfumatura di una brillante carriera, magari in politica, non sempre, ovviamente.

Molte delle comunicazioni di associazioni ambientaliste, così come tanti attivisti autonomi, decantano a ragion veduta che l’ambiente e l’energia pulita non hanno avuto alcuna cittadinanza in questa terra di Sicilia martoriata dall’interesse delle lobby della chimica e della raffinazione, dove la qualità dell’aria nelle nostre città è tra le peggiori e gli effetti dei cambiamenti dei danni alla salute, sono evidenti. Vero; ma sono le politiche dei governi che si sono succeduti negli anni che hanno soffocato lo sviluppo delle rinnovabili. Senza le necessarie misure per la riduzione rigida delle emissioni di gas serra e di adattamento e mitigazione, i rischi sono infiniti. Per non parlare dell’Ecomafia in Sicilia che impera indisturbata tra corruzione e connubi, condizionando persino l’attività del Governo siciliano.

Per il Piano Regionale di Tutela della qualità dell’aria approvato da Governo della Regione Siciliana, guidato da Musumeci, nel luglio del 2018, le società che operano nella zona industriale siracusana hanno presentato ricorso contro il nuovo Piano regionale, non tutte, che lo ritengono superato e non adeguato alle attuali condizioni. I motivi dei singoli ricorsi presentati si riferiscono al mancato rispetto delle fasi di concertazione prima dell’approvazione del Piano, a dati non aggiornati riportati nel Piano circa le fonti di emissione in atmosfera, fermi al 2012; sulla qualità dell’aria invece fermi al 2015 e a strumentazioni di monitoraggio superate da tecnologie nuove, più affidabili e avanzate. Il prossimo 28 novembre il Tar di Palermo si esprimerà sul ricorso presentato dalle aziende del petrolchimico. Il Piano costituisce “lo strumento di pianificazione per porre in essere gli interventi strutturali su tutti i settori responsabili di emissioni d’inquinanti: traffico veicolare, grandi impianti industriali, energia, incendi boschivi, porti, rifiuti, per garantire il miglioramento della qualità dell’aria su tutto il territorio siciliano e sui principali agglomerati urbani e sulle aree industriali nelle quali si registrano dei superamenti dei valori limite previsti dalla normativa”. Finora la cronaca registra che solo i comuni di Siracusa e di Augusta si sono costituiti in giudizio al Tar di Sicilia a difesa del Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’aria, degli altri non si conosce la posizione.

La politica nella zona industriale siracusana, in connubio obbligato con le industrie per il ricatto occupazionale, non è abituata a rispettare le regole del vivere civile, l’onestà intellettuale, della legge. Per avere il diritto, bisogna avere una regola che lo predisponga. Il buon funzionamento della società è basato sulle regole che il popolo si è dato per organizzare e far funzionare al meglio la vita comune, per garantire i diritti di tutti. Perciò, è importante capire che dietro ad una norma vissuta come un’imposizione fastidiosa, si nasconde in realtà la possibilità di stare bene con se stessi e con gli altri e soprattutto di esercitare senza limiti la propria libertà, ma dietro si cela spesso la corruzione. Kant sosteneva che la libertà non consistesse nel fare tutto senza regole, ma al contrario avere la determinazione di agire nel rispetto delle condizioni morali riconosciute. Si è davvero liberi quando non si distruggono le regole di convivenza che consentono a tutti di vivere in serenità e buona salute. Libero è chi persegue i propri obiettivi e coltiva le proprie passioni senza cedere ai compromessi immorali che lo rinchiuderebbero in una gabbia di vizi e malcostume. Il problema è che la maggior parte delle persone è incline a barare, a predicare bene e razzolare male.

Concetto Alota

 

Un commento

  1. PALMIRO PRISUTTO

    AL SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

    Il sottoscritto PRISUTTO PALMIRO, Cittadino italiano nato il 24 novembre 1954 ad Augusta, ed ivi residente, più volte ha richiesto l’intervento delle Istituzioni preposte per trattare e risolvere il difficile caso della crisi socio-ambientale del territorio oggi denominato infelicemente Area SIN che abbraccia i sei comuni che già nel 1990 furono compresi nell’area dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale: Augusta, Priolo, Melilli, Siracusa, Floridia, Solarino.
    Nel territorio ricadente sotto questa denominazione esiste da circa settanta anni una elevatissima concentrazione di industrie chimiche e petrolchimiche, impianti di trattamento rifiuti, depositi di idrocarburi, centrali elettriche ed altro che, oltre ad aver portato un evidente beneficio economico, ha purtroppo snaturato il paesaggio e la naturale vocazione del territorio.
    Studi scientifici ad altissimo livello e indagini varie, nel corso degli anni, hanno accertato l’esistenza di danni non solo a tutto l’ecosistema, ma soprattutto alla salute dei lavoratori e della popolazione residente costantemente esposta senza alcuna difesa ad ogni forma di emissioni inquinanti. Nessuna Istituzione avrebbe preso in considerazione le gravi sofferenze degli abitanti e degli stessi lavoratori se singoli cittadini o associazioni non fossero intervenuti a denunciare il problema, nonostante l’interessato negazionismo delle aziende e di talune istituzioni.

    Il sottoscritto, ritenendo artificiosamente incompleta la raccolta dati del registro tumori dell’autorità sanitaria locale nel febbraio 2014 con l’aiuto spontaneo dei cittadini, che hanno collaborato, ha raccolto, nella sola città di Augusta, circa mille nominativi di persone decedute in questi anni a causa del cancro. Dall’analisi dei tabulati così realizzati in cui sono stati registrati tali nomi emergono dati significativi importanti quali la forte incidenza della mortalità per tumore ai polmoni e l’età, per la quale non è azzardata l’ipotesi che un abitante su due di Augusta non arrivi all’età pensionabile, fissata a 67 anni.

    Quello che non è possibile quantificare, per via della discutibile legge sulla privacy, è il numero degli aborti spontanei e procurati, e una forma di strano e discutibile riserbo, a seguito della soppressione del punto nascite, impedisce di sapere perfino il numero dei bambini nati malformati.

    Pertanto, conseguentemente alle ufficiali dichiarazioni di area ad elevato rischio di crisi ambientale e di area SIN chiedo all’attuale Presidente della Repubblica di voler ufficialmente riconoscere i morti di cancro di Augusta, come vittime del lavoro, in quanto sono stati costretti a lavorare e a vivere in un ambiente estremamente rischioso ed insalubre, equiparandoli a tante altre vittime del lavoro o degli incidenti sul lavoro.
    Il lavoro e la tutela dei diritti del lavoratore sono insiti nello spirito dell’art. 1 della attuale costituzione italiana.

    Un’altra medaglia d’oro alla memoria deve essere concessa al Comune di Augusta per la memoria delle vittime del cancro e dei tanti bambini non nati, malformati o che non sono sopravvissuti a causa dell’inquinamento.
    È possibile equipararli ai bambini della scuola di San Giuliano di Puglia deceduti durante il sisma che sconvolse la loro città. Neanche i bambini di Augusta avevano colpa, soprattutto perché l’inquinamento non è da ritenersi una causa naturale.

    Medaglia d’oro al Merito Civile

    Alla memoria – alle 136 vittime italiane della tragedia di Marcinelle , in Belgio, con la seguente motivazione:

    “Lavoratore emigrato in Belgio, in seguito alla tragica esplosione di gas verificatasi nella miniera di carbone di Marcinelle, rimaneva bloccato, in un pozzo a più di mille metri di profondità, sacrificando la vita ai più nobili ideali di riscatto sociale. Luminosa testimonianza del lavoro e del sacrificio degli italiani all’estero, meritevole del ricordo e dell’unanime riconoscenza della Nazione tutta”.

    Alla memoria – ai 27 scolari vittime del terremoto di San Giuliano di Puglia con la seguente motivazione:

    “In occasione di un violento e disastroso terremoto che causava il crollo di un edificio scolastico, veniva trovato esanime sotto le macerie, sacrificando la piccola vita nell’adempimento del proprio dovere di studente. Esemplare e imperituro ricordo di abnegazione per le future generazioni”.
    31 ottobre 2002 – San Giuliano di Puglia (CB) Medaglia d’oro al Merito Civile

    Il sottoscritto propone le seguenti diciture nel conferimento della medaglia:

    Alla memoria delle innumerevoli vittime italiane della strage silenziosa di Augusta in Sicilia (Italia?):

    “Lavoratore o cittadino residente ad Augusta, svolgendo un lavoro rischioso o in seguito alla persistente esposizione a sostanze inquinanti del polo petrolchimico nei pressi di Augusta, rimaneva minato nel fisico, sacrificando la vita ai più nobili ideali di riscatto sociale. Luminosa testimonianza del lavoro e del sacrificio degli italiani in Italia, meritevole del ricordo e dell’unanime riconoscenza della Nazione tutta”.

    Alla memoria delle piccole innocenti vittime dell’inquinamento ambientale di Augusta con la seguente motivazione:

    “A seguito di una insidiosa e eccessiva industrializzazione che causava l’avvelenamento generale dell’ambiente innumerevoli bambini nascevano con gravi malformazioni oppure venivano immolati con l’aborto sacrificando la loro piccola vita. Esemplare e imperituro ricordo per le future generazioni di scelte economico-politiche che miravano solo al discutibile profitto”.

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