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Vendette e veleni tra falso pentitismo e informazioni pilotate

Il fenomeno dei falsi pentiti rischia di favorire vendette e ritorsioni per fatti meramente personali. Dopo l’avvento dei collaboratori di giustizia della prima ora e quelli che successivamente decisero di collaborare svelando i tanti segreti della mafia per davvero, oggi, a distanza di anni, bisogna prendere atto che il pentitismo ha lasciato dietro di sé più danni a tanti poveri innocenti, creando tante ingiustizie e poco giustizia, per uno Stato che vanta nella sua Carta Costituzionale Giustizia, diritti e doveri.

Ci sono ancora in atto tanti aspetti negativi nella disciplina relativa ai tantissimi facili pentiti e ai testimoni di giustizia. La corsa ai benefici garantiti per legge, ha creare, di fatto, una confusione nella quale è difficile dipanare la matassa e capire chi realmente conosce i fatti e collabora e chi invece millanta credito pur di ottenere una contropartita dallo Stato. Insiste poi la possibile condizione di infilarci, nel mezzo dei verbali o della semplice confidenza, la vendetta diretta o indotta; magari per qualcosa che nel passato sia stata oggetto di indagine diretta o abbia colpito interessi, parenti, amanti o familiari.

E questo rispecchia parecchio quello che è avvenuto (o forse è ancora appostato nei cespugli della giustizia per gli ultimi colpi di coda) durante i lunghi anni dei cosiddetti Veleni in Procura a Siracusa che si sono estesi alla politica, agli interessi nella zona industriale e tanto altro ancora ampiamente raccontati dalla cronaca nazionale, tanto per restare a casa nostra. Denunce, esposti, inchieste pilotate, querele e contro querele hanno riempito i tavoli dei Pm con l’aggravante che a sua volta anche qualcuno di questi potesse avere le mani in pasta con chi denunciava o con chi era stato invece denunciato. Ed ecco come l’equilibrio della Giustizia risulta compromesso, deviato, con dispendio di tempo, denaro e tanto stress per i malcapitati, oltre al danno per tutta la collettività per una cronaca dei fatti poco edificante, diffusa in lungo e in largo.

Ogni tanto spuntano pentiti (veri o falsi che siano) che sanno tutto, che conoscono tutti, che negano tutto, che smentiscono persino le proprie dichiarazioni tra contraddizioni, ripensamenti e violazioni delle regole dettate dalle leggi dello Stato accettate al momento del presunto ravvedimento, con la conseguenza di lasciare impuniti gravi reati, magari commessi dagli stessi collaboratori, o di trascinare alla carcerazione per anni degli innocenti. In forte uso la false informazioni (con la bocca mezza aperta e mezza chiusa) forniti alla magistratura inquirente, agli investigatori, oltre alle tante lettere anonime, di cui Siracusa risulta tra i primi posti per numero di reati comunicati in incognita, che possono essere un escamotage del “pentito”, per godere di libertà non dovuta, con l’aggravante che a volte quelle false informazioni sono state rilasciate con il compiacimento, se non con la regia, di uomini appartenenti alle istituzioni.

Depistaggi, favoritismi, patteggiamenti e dintorni, per essere definiti, di fatto, errori giudiziari o allegra gestione del pentitismo?  

Concetto Alota

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