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Caso Rizzuto, la Procura chiede la proroga delle indagini

La Procura ha chiesto una proroga delle indagini per la vicenda di Calogero Rizzuto, il direttore del parco archeologico della Neapolis, scomparso il 24 marzo dello scorso anno a causa del covid. Il pubblico ministero Carlo Enea Parodi ha trasmesso la richiesta all’ufficio del giudice per le indagini preliminari, per consentire agli investigatori di completare il quadro delle indagini, che si presentano complesse e articolate. Il magistrato intende vederci chiaro su tutta la vicenda, alla luce di quanto emerso dalla relazione medico legale depositata dai consulenti del pm alla fine del mese di maggio. Rispetto alla posizione degli indagati, secondo alcune indiscrezioni, si sarebbe affievolita la posizione del medico di base, che ha avuto in cura Rizzuto sin dall’insorgere dei primi sintomi da covid 19. 

Come si ricorderà, nelle ottantotto pagine di cui si compone la relazione emerge che Rizzuto non avrebbe ricevuto “valutazioni cliniche adeguate al trattamento sanitario adeguato al variare delle condizioni cliniche”. Saverio Faella, Giuseppe Ragazzi e Fortunato Stimoli avevano completato, nel mese di gennaio, tutti gli accertamenti disposti dal titolare dell’inchiesta per stabilire le cause della morte e gli eventuali profili di responsabilità per i sanitari che hanno avuto in cura Rizzuto. I periti hanno acquisito cartelle cliniche, schede, circolari ministeriali, direttive della Regione siciliana, relazioni dei sanitari dell’ospedale Umberto primo e dalla direzione dell’Asp. Il 28 febbraio Rizzuto ha incontrato, al museo Paolo Orsi, una delegazione di Sud Coreani. I primi sintomi sono sopraggiunti domenica primo marzo incrementati fino al 6 marzo quando il medico di famiglia ha contattato l’Asp per sottoporre Rizzuto al tampone, eseguito il 9 marzo all’ospedale Umberto primo di Siracusa, dove il paziente non sarebbe stato ricoverato proprio in attesa dell’esito del tampone. Di quel tampone, però, si era persa traccia, per cui si è posta l’esigenza di eseguirne un altro (11 marzo) al pre-triage dell’Umberto primo. Nonostante la febbre alta e persistente ormai da giorni, Rizzuto non sarebbe stato ricoverato a causa del mancato allestimento del reparto Covid (siamo nella primissima fase della pandemia) o, come sostengono alcuni operatori sanitari, perché avrebbe rifiutato il ricovero, eseguito il giorno successivo, dopo che il quadro clinico di Rizzuto è notevolmente peggiorato. All’Umberto primo hanno riscontrato una polmonite interstiziale, dovuta al Covid, come rilevato dall’esito del tampone, che nel frattempo, è pervenuto dal laboratorio di analisi del Policlinico di Catania. Il 13 marzo, Rizzuto è ricoverato nel reparto di terapia intensiva dove, però, le terapie somministrate non saranno sufficienti a guarirlo.  

Per i consulenti del pubblico ministero, “indipendentemente dalla definizione di caso sospetto, secondo i suggerimenti normativi nazionali e regionali, era rappresentato un paziente sintomatico (…) che necessitava di valutazione clinica (…) appropriata”. I periti hanno rilevato “comportamenti censurabili” in capo ad alcuni sanitari che, con ulteriori valutazioni cliniche, avrebbero potuto diagnosticare la positività del paziente al Covid.  

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