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La rissa politica colpisce i lavoratori Igm e Sai 8

Se volessimo forzare la mano sui segreti che da cinquant’anni la politica siracusana mantiene nei cassetti del potere, ben chiusi a chiave, l’opzione potrebbe semplicemente cadere sempre sugli stessi identici argomenti, fatti e circostanze collegate a lotte di potere nell’Aula del consiglio comunale; da ciò lo scenario odierno ci porta alla riflessione del passato, dove la politica del Vermexio si è sempre “imbrigliata” sugli stessi identici appalti pubblici, scontri, dichiarazioni e proteste, e dove in primis troviamo ancora una volta la raccolta dei rifiuti, così come la gestione del servizio idrico e fognario, il cimitero, i lavori pubblici in genere e l’asfalto delle strade, la gestione della pubblica illuminazione e dei semafori, l’assegnazione o la vendita delle case (Cipe), come gestire gli impianti sportivi, gli spazi pubblicitari, le licenze commerciali e così via dicendo. L’elenco, semplicemente tale, non supporta alcuna storia, ma nei fatti pratici di tutti i giorni il calendario è identico dal Dopo Guerra ai giorni nostri. A ogni rinnovo di gara d’appalto si sentono sempre le stesse antiche proteste o difese; ora è il turno dell’appalto della raccolta dei rifiuti, dove ognuno a modo proprio vuole inserire o togliere qualcosa sul tipo di servizio relativamente all’appalto, e su come e dove basare, risolvere o creare la questione sociale che interessa le famiglie dei lavoratori interessati, e dove così come formulato l’atto per il bando di gara, una buona parte rischiano il licenziamento. La logica condizione d’inserire costi e servizi oggi inclusi e che nel nuovo bando sono invece “scancellati” per poter così gestire le future nuove assunzioni; ciò trova ampio spazio nel ripetersi del passato fatto di connubi in gruppo, luci e ombre, grida e sussurra, e ora come allora, di evitare il democratico dibattito. La stessa cosa troviamo nella travagliata vicenda legata alla storia della gestione del Servizio idrico; ma il principio deve essere esteso necessariamente anche a tutti le gare d’appalto nell’elenco appena accennato, con le migliaia di posti lavoro che vanno in fumo, e che sono il frutto di uno sbilanciamento tra le cose che potevano essere fatte e le cose che non sono vogliono essere fatte, da chi è stato deputato dal popolo al nobile compito del governo, oppure, peggio ancora, da chi ha sfruttato i propri per fini di potere politico (ma anche economico). Si tratta perciò di cittadini, vittime innocenti, che senza alcuna colpa si sono ritrovati nel baratro buio della disoccupazione, con l’aggravante di non aver avuto la possibilità della difesa preventiva perché colpiti alle spalle. Nell’era post industriale, si può capire, ma non accettare la perdita del posto di lavoro già consolidato, come nella gestione dell’acqua e dei rifiuti, come nel caso dei lavoratori della Sogeas prima e Sai8 dopo, e ora dell’Igm, della gestione degli impianti semaforici e tanti altri ancora esternalizzati; quel ruolo del destino che è stato invertito dalla decisa volontà politica-criminale, di chi ha voluto approfittare in una mera condizione di fabbisogno del lavoro-impresa, per lucrare, sicuro di poter gestire ancora per tanti anni un ladrocinio autorizzato da una “gara” d’appalto ben congeniata, con l’aggravante che si tratta di un servizio pubblico indispensabile, tanto da dover ricorrere a volte allo stratagemma della precettazione, per non formalizzare una denuncia penale a carico di chi è preposto a tale compito istituzionale.

Pur tuttavia, occorre rimandare indietro il tempo e guardare il passato per capire il presente, così come il futuro di tutta questa sinistra e intricata vicenda delle gare d’appalto in essere. Appare chiaro come la prima e la seconda occasione storica per la gestione del Servizio idrico, della raccolta dei rifiuti e tutto il resto, oggi è tentato di voler ripetere “l’evento”; ma ciò non è un fatto individuale di qualcuno, si badi bene, ma, allora come ora, di regolare nella vita civile di una comunità la distribuzione della fonte della vita, come l’acqua e la gestione della rete fognaria, così come dei rifiuti solidi urbani; servizi legati a doppio filo per la salvaguardia della salute pubblica e del vivere civile di una comunità moderna.

La morale generale impone che sfruttare strumenti primari, come speculare sul cibo, l’acqua, i rifiuti, la salute, la vita e la morte degli esseri umani, è un reato universale senza confini, ma qui in questa nostra terra antica quanto famosa, non è possibile che si possa accettare tanto con leggerezza e semplicità, fino a mettere l’uno contro l’altro, come nella guerra dei poveri, e senza che i responsabili in consorteria, chiamatela politica o come volete, oggi sono tutti liberi di parlare, difendersi, ma sopratutto con le tasche piene di soldi della comunità, abbandonando centinaia di padri di famiglia al crudele destino dei vinti e senza poter nemmeno protestare.

Occorre chiedersi se tutto ciò è stato studiato a tavolino, come un gioco dove non sono i soldi, l’oggetto della scommessa, ma le tante famiglie con bambini e anziani buttati in mezzo alla strada all’improvviso come delle monete sul tavolo “verde” di un semplice gioco.

L’impressione generale che oggi appare è come quella di chi vuole ritornare sul luogo del delitto, con l’aggravante di separare il destino di tutti i “sacrificati”, dipendenti di Sai8, Igm o altri, attraverso il ricorso di una “selezione” per data d’assunzione e provenienza, senza considerare che il lavoro è un diritto garantito, in primis dall’universale umana condizione e poi dalla Costituzione. Ora, in questa nostra strana sub cultura, e per questa “sporca” storia, chiamata “Acqua” e “Spazzatura”, nessuno può davvero decidere di condannare una parte di uomini già fortemente danneggiati a essere discriminati e separati dal destino che accomuna tutti i protagonisti di queste storie raccontate da più di mezzo secolo e sempre nella stessa identica verità nascosta. E così appare scontato che, come per la contestata gara per la gestione dell’acqua, anche quella per la raccolta dei rifiuti già carica di tensioni, finirà sul tavolo della magistratura.

Concetto Alota    

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