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Roberto Visentin.

Visentin, quando il centrosinistra mi accusava di essere cementificatore

Sui giornali e sui “social” in questi giorni ha ampio risalto la “querelle” sul Piano Paesaggistico con il Presidente dell’Ance Ing. Massimo Riili che denuncia quanto tale Piano ingessa lo sviluppo della nostra Città. Pur non essendo interessato alla polemica in atto, ma in considerazione che il Piano paesaggistico venne predisposto e approvato dalla Regione durante la mia Sindacatura, mi preme evidenziare alcuni aspetti della vicenda non senza prima rimanere basito di fronte alle reazioni di coloro che al tempo erano strenui difensori del Piano e oggi manifestano una posizione diametralmente opposta.

All’epoca tutti i rappresentanti del centro-sinistra e di molteplici associazioni a loro vicine, criticarono pesantemente le mie valutazioni sul Piano accusandomi di essere un “cementificatore” che non aveva a cuore le sorti della nostra città e del suo ambiente, fino ad arrivare a distribuire sotto palazzo Vermexio volantini che paragonavano la mia Giunta alla “Giunta Ciancimino” del famoso “sacco di Palermo”. Il tutto, peraltro, avveniva con assordante silenzio anche da parte di diversi rappresentanti dei partiti di centro-destra, timorosi di essere anche loro accusati, nei salotti buoni della città (frequentati dall’intellighenzia siracusana e da ambientalisti snob dell’ultima ora), di voler cementificare il nostro territorio. Anche Confindustria, che oggi, a mezzo di un suo autorevole esponente, critica pesantemente il Piano, all’epoca ebbe una posizione tiepida e di certo più vicina a quella del centro-sinistra. Tuttavia, nonostante i numerosi attacchi subiti in Consiglio Comunale, con delibera di Giunta venni autorizzato a proporre ricorso avverso il provvedimento regionale di approvazione del Piano.

Il ricorso venne presentato al TAR di Catania ma venne poi ritirato dalla successiva amministrazione di centro-sinistra presieduta dal Sindaco Garozzo. Voglio precisare che la mia amministrazione non era assolutamente contraria a dotare il nostro territorio di uno strumento di salvaguardia, si chiedeva solo, nella redazione del Piano, il rispetto delle procedure e di tenere in debito conto lo stato di fatto della nostra realtà territoriale. Difatti nel ricorso si lamentavano essenzialmente due cose: – la mancata concertazione. La Regione non concertò un bel nulla comunicò soltanto quali erano le scelte operate alle quali ogni Comune doveva adeguarsi. Evidentemente tale “modus operandi” era ed è lontano anni luce da quella che si chiama “concertazione” procedura prevista per l’approvazione del Piano; – il non aver tenuto in conto le previsioni del Piano Regolatore vigente i cui contenuti erano stati già condivisi dalla Regione che aveva provveduto ad emettere il relativo decreto di approvazione definitiva.

La Regione, pertanto, aveva smentito se stessa. Si trattava di argomentazioni di buon senso certamente non volte a distruggere il nostro territorio. Nonostante ciò, solo per motivi elettoralistici e sicuramente non politici (nel senso nobile del termine) si preferì lo scontro con il risultato che vediamo oggi: una polemica inutile tutta interna al centro-sinistra. Oggi il Piano Paesaggistico è legge e va rispettato e applicato, piaccia o non piaccia. Sarebbe stato meglio un confronto locale più sereno e pacato, così come più volte richiesto, invece di assumere una posizione preconcetta che ha portato solo al nulla. Così come al nulla ha portato la famosa “variante della bellezza” al P.R.G. sonoramente bocciata anche dalla Regione, promossa allora dal centro-sinistra, anche in questo caso solo per una sguaiata opposizione all’amministrazione di centro-destra. E infine mi chiedo: – perché, all’epoca, coloro i quali oggi contestano il Piano Paesaggistico non aderirono alle richieste di un costruttivo confronto??? – per quale motivo le amministrazioni successive non hanno provveduto ad adeguare il P.R.G. al Piano Paesaggistico? Avrebbero potuto modificare e porre rimedio alle scelte di un Piano regolatore da loro definito “scellerato”. – perché questa polemica solo oggi a distanza di oltre 8 anni dall’approvazione del Piano paesaggistico? Quello a cui assistiamo oggi è una discussione sterile, purtroppo la realtà è sotto gli occhi di tutti, viviamo una crisi economica sempre più crescente, non vi sono prospettive di lavoro per i giovani costretti ad emigrare, la zona industriale è in crisi, nel complesso la città è più povera, tutto ciò richiederebbe un grande sforzo senza pregiudizi di tutte le forze politiche, professionali, imprenditoriali, sindacali e aggiungo anche di ogni singolo cittadino, per cercare il modo di far rinascere la nostra città guardando al bene collettivo e non ai singoli interessi. S

Roberto Visentin (già Sindaco di Siracusa)

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